La Commissione europea intende forzare la mano sulla questione energetica russa. Il 15 aprile prossimo, l'esecutivo comunitario presenterà un piano concreto per abbandonare completamente il petrolio proveniente dalla Russia, completando così il disimpegno dalle fonti fossili di Mosca iniziato all'indomani dell'invasione dell'Ucraina nel febbraio 2022.
La mossa arriva in un momento di pressioni contraddittorie. Diversi leader politici europei, allarmati dalla possibilità di un blocco dello Stretto di Hormuz con ripercussioni sugli approvvigionamenti globali, hanno iniziato a rivalutare la possibilità di mantenere canali commerciali con l'industria petrolifera russa. Bruxelles risponde a queste tentennamenti con una chiara posizione: nessun passo indietro sulla decarbonizzazione energetica.
Secondo le valutazioni ufficiali della Commissione, le importazioni di greggio russo nell'Ue hanno registrato una contrazione significativa negli ultimi mesi, confermando che lo spazio per una sostituzione delle fonti è tecnicamente fattibile. Il percorso verso l'indipendenza energetica dalla Russia procede, insomma, anche se ancora incompleto su alcuni fronti.
Ben diversa è la situazione del gas naturale. Nonostante le dichiarazioni di principio e gli sforzi diplomatici, le forniture di metano russo continuano a fluire verso i mercati europei senza significative interruzioni. Il settore del gas naturale si rivela, cioè, molto più resiliente e complicato da sostituire rispetto al petrolio, rendendo l'Europa ancora dipendente da Mosca per una quota non trascurabile del suo fabbisogno termico.