Un elemento decisivo emerge dall'inchiesta sul deragliamento del tramlink avvenuto a Milano lo scorso 27 febbraio. L'avvocato Mirko Mazzali, difensore del tranviere sottoposto a indagini, ha reso una dichiarazione che potrebbe scagionarlo dall'ipotesi di una guida distratta da dispositivi mobili. Secondo il legale, le verifiche preliminari condotte dagli investigatori escludono categoricamente che il conducente stesse utilizzando il telefono al momento dell'impatto.

L'analisi forense del dispositivo rappresenta un elemento cruciale per ricostruire le dinamiche dell'accaduto. I dati tecnici, infatti, non registrano alcuna attività di trasmissione dati nel preciso istante in cui si è verificato l'incidente, un dato che demolisce una delle ipotesi iniziali dell'inchiesta. Il telefono sarà restituito al proprietario nella giornata odierna, una volta completati tutti i rilievi necessari.

Questa acquisizione probatoria solleva interrogativi sulle vere cause del deragliamento, spingendo gli inquirenti a indagare in altre direzioni. La difesa del tranviere utilizza questi risultati per costruire una narrazione in cui il conducente non sarebbe responsabile di una distrazione da device, elemento che avrebbe potuto aggravare significativamente la posizione dell'imputato dinanzi all'autorità giudiziaria.

L'incidente aveva destato preoccupazione sulla sicurezza del servizio di trasporto pubblico nel capoluogo lombardo. Con l'esclusione della disattenzione da telefono cellulare, l'attenzione si sposta verso altre possibili responsabilità o fattori tecnici che potrebbero aver provocato la perdita di controllo del mezzo.