Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove ha rilasciato dichiarazioni ottimiste sulla riforma costituzionale oggetto di referendum, affermando che l'approvazione comporterà un cambiamento radicale nella struttura della magistratura italiana. Secondo il rappresentante del governo, a partire dal giorno successivo alla vittoria del referendum, i magistrati non dovranno più contare sulla lealtà alle diverse correnti interne, potendo invece fare affidamento esclusivamente su competenza e merito professionale. Le dichiarazioni sono state rilasciate in occasione di una visita al carcere di Ascoli Piceno.

Una delle critiche più diffuse nei confronti della riforma riguarda presunti rischi per l'indipendenza della magistratura. Delmastro ha categoricamente smentito questa prospettiva, qualificandola come una delle più significative bufale diffuse nelle ultime settimane. Il sottosegretario ha sottolineato con precisione che l'articolo 104 della Costituzione, il quale garantisce autonomia e indipendenza all'ordine giudiziario, rimane completamente invariato. "Il testo dopo la riforma risulta identico in ogni singolo aspetto: dalla punteggiatura alle parole utilizzate, persino nell'ordine esatto delle parole rispetto alla versione attuale", ha precisato Delmastro.

La ratio della riforma, come spiegato dal sottosegretario, mira a dissolvere i legami pericolosi tra ambito politico e sistema giudiziario, riducendo simultaneamente l'influenza negativa esercitata dalle correnti magistratuali. Il meccanismo principale prevede l'introduzione del sorteggio per la designazione dei componenti laici della magistratura, figure precedentemente nominate direttamente da organi politici. Questa modifica, secondo Delmastro, eliminerebbe il conflitto d'interessi tra istituzioni democratiche e poteri giudiziari.

Parallela a questa misura risulta anche l'estrazione a sorte dei magistrati togati destinati ai ruoli decisionali. Delmastro sostiene che tale procedura contribuirebbe significativamente a indebolire quello che definisce il "potere tossico delle correnti", responsabili storicamente di aver favorito ascese professionali basate su adesioni organizzative piuttosto che su capacità effettive. Secondo questa visione, il sistema sorteggiato rappresenterebbe il rimedio più efficace per sradicare le dinamiche clientelari che hanno caratterizzato il sistema giudiziario italiano.