Nicola Gratteri non ha usato mezzi termini durante un incontro con gli aspiranti magistrati organizzato da Merita presso l'Hotel Continental. Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha colto l'occasione per intervenire nel dibattito sul referendum relativo alla riforma della Giustizia, lanciando accuse severe sul disegno di legge contestato. Secondo Gratteri, il progetto normativo porterebbe le firme ideologiche di Licio Gelli, il noto capo della loggia massonica P2, e di Silvio Berlusconi, fondatore di Forza Italia. L'obiettivo dichiarato sarebbe quello di sottomettere i pubblici ministeri, riducendoli a figure subordinate che opererebbero "col cappello in mano" di fronte ai giudici.
L'accusa si estende anche all'attuale governo, con Gratteri che punta il dito direttamente contro Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio nonché leader di Forza Italia. Secondo il magistrato, Tajani avrebbe rivelato pubblicamente in una trasmissione televisiva l'intenzione di trasferire al governo il coordinamento delle forze di polizia e dei carabinieri, sottraendolo all'autorità del pubblico ministero. Questa mossa, sostiene Gratteri, creerebbe un conflitto di interessi inaccettabile durante le inchieste giudiziarie, poiché il governo potrebbe esercitare pressioni sulle indagini che lo riguardano. L'esecutivo azzurro rimane secondo il magistrato il vero promotore di questa riforma, con altri schieramenti che si sarebbero successivamente allineati.
Durante l'intervento, Gratteri ha affrontato anche le critiche ricevute per la sua posizione contraria alla riforma, respingendo le accuse di appartenenza a schieramenti politici. Ha ricordato come negli anni sia stato accusato di fascismo, nazismo e persino di essere schierato con la sinistra, osservando l'incoerenza logica di tali affermazioni. Ha sottolineato che i laici del Partito Democratico non lo hanno mai votato al Consiglio Superiore della Magistratura in occasione delle sue candidature a varie cariche, dalle procure di Reggio Calabria e Catanzaro fino alla procura nazionale antimafia e infine a quella partenopea.
Il procuratore ha inoltre criticato severamente l'argomentazione utilizzata dai sostenitori della riforma, che paragonano il processo penale a una partita di calcio con il giudice quale arbitro imparziale, il pubblico ministero una squadra e l'avvocato l'altra. Gratteri ha definito questo parallelismo "suggestivo ma fuorviante", sottolineando una differenza sostanziale: il pubblico ministero ha l'obbligo legale di ricercare prove anche a favore dell'indagato, mentre l'avvocato non possiede tale vincolo. Questa asimmetria di obblighi legali, ha argomentato, rende il paragone sportivo completamente inadeguato rispetto alla realtà del codice di procedura penale italiano. L'intervento si colloca in un momento cruciale per il dibattito sulla giustizia nel Paese, con il referendum che rappresenta un crocevia fondamentale per l'assetto delle competenze tra magistrati e governo.