Il panorama energetico europeo si sta ridisegnando sotto la pressione di crisi geopolitiche sempre più acute. Mentre il conflitto in Iran blocca lo Stretto di Hormuz e il prezzo del gas schizza oltre i 50 euro al megawattora, l'Italia accelera sulla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento. In questo contesto esplosivo arriva una buona notizia dal fronte libico: l'Eni ha comunicato il successo di una campagna esplorativa che ha portato all'individuazione di due importanti giacimenti a gas e condensati. Le strutture, denominate Bahr Essalam South 2 e Bahr Essalam South 3, si trovano a circa 85 chilometri dalla costa libica in acque di profondità media (200 metri) e distano appena 16 chilometri dal più grande campo gas offshore della Libia, già in produzione dal 2005.

Secondo le valutazioni preliminari di Eni, i due giacimenti contengono complessivamente oltre 28 miliardi di metri cubi di gas in giacenza. I due pozzi di esplorazione (B2 16/4 e C1-16/4) hanno confermato la presenza di minerali nella Formazione Metlaoui, la principale sequenza geologica produttiva dell'area. I test di produzione già eseguiti sul primo pozzo hanno dimostrato eccellente qualità del serbatoio e una promettente capacità estrattiva, aprendo scenari positivi per lo sviluppo veloce di questi giacimenti grazie alla loro prossimità alle infrastrutture già esistenti.

La scoperta rappresenta un tassello cruciale nella strategia di riequilibrio energetico dell'Italia. Con una dipendenza dalle importazioni energetiche che sfiora l'80 per cento del fabbisogno, il Paese si trova in una posizione di vulnerabilità strutturale amplificata dall'attuale contesto geopolitico. Dopo la chiusura del rubinetto russo, Roma ha individuato due pilastri alternativi: l'asse transatlantico, attraverso le importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti via metaniere, e l'asse africano, dove l'Eni agisce come punta di lancia della strategia nazionale.

L'Europa nel suo complesso affronta un bivio energetico senza precedenti. La Francia gode di relativa immunità grazie al suo parco nucleare, mentre la Germania è precipitata in un paradosso moderno tornando al carbone, fonte dell'Ottocento. L'Italia, in attesa di un eventuale ritorno all'energia nucleare in futuro, poggia il suo mix energetico sostanzialmente su gas e fonti rinnovabili, con una quota ancora significativa di carbone (circa l'11 per cento). In questo puzzle complesso, ogni nuovo giacimento di gas africano acquista importanza strategica non solo economica ma anche geopolitica, poiché riduce il rischio di ricatto energetico e sostiene le prospettive di crescita economica del Paese.