Donald Trump dovrebbe volare a Pechino entro la fine di marzo per incontrare Xi Jinping, anche se la Casa Bianca ha fatto trapelare l'ipotesi di un rinvio. L'appuntamento arriva in un momento critico per la politica internazionale: Washington è concentrata sul conflitto in corso con l'Iran, mentre la rivalità con la Cina continua a intensificarsi su più fronti. In questo scenario complesso, il vertice bilaterale rappresenta al contempo un'occasione per allentare le tensioni commerciali e una conferma della competizione geopolitica di fondo tra le due superpotenze.

Secondo Ian Bremmer, presidente e fondatore di GZero Media ed Eurasia Group, non bisogna aspettarsi grandi breakthrough dalla riunione. "È più probabile che vedremo principalmente una pausa tattica piuttosto che una vera inversione di rotta", spiega l'analista. Washington non ha ancora comunicato obiettivi chiari per il summit, e buona parte dell'attenzione americana rimane concentrata sulla situazione mediorientale. La Cina, dal canto suo, preferisce tradizionalmente preparare ogni dettaglio negoziale prima di un incontro ufficiale, ma questa volta il processo è stato molto meno strutturato del solito. Tuttavia Pechino ha colto i segnali positivi provenienti da Trump, incluso il riconoscimento informale di uno status di pari tra i due paesi – concetto che lo stesso Trump ha evocato parlando di un possibile "G2".

Non è casuale che la Cina abbia recentemente facilitato l'accordo su TikTok, una priorità personale per Trump nella gestione dell'informazione online in vista delle elezioni di metà mandato. Bremmer identifica inoltre altri possibili accordi pratici sullo tavolo: l'aumento degli acquisti cinesi di prodotti agricoli e aeronautici americani, oppure l'apertura di nuovi spazi per gli investimenti cinesi negli Stati Uniti. Questi potrebbero rivelarsi i principali risultati concreti del vertice.

Sullo sfondo rimangono questioni strutturali più ampie: il ruolo che l'Europa giocherà nella crescente competizione tra Washington e Pechino, l'impatto economico globale della crisi nel Golfo Persico, e le priorità tecnologiche che la Cina intende perseguire nel suo prossimo piano quinquennale. La sfida di fondo tra i due paesi, basata su differenze ideologiche e strategiche profonde, difficilmente potrà essere affrontata in un singolo incontro. Per questo motivo, gli analisti vedono il summit principalmente come un'opportunità per gestire il conflitto in modo ordinato piuttosto che per risolvere le tensioni di lungo periodo che caratterizzano la relazione sino-americana.