La posizione dell'assistente capo Carmelo Cinturrino si aggrava ulteriormente. Dopo l'arresto per l'uccisione di Abderrahim Mansouri, avvenuta il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo durante un'operazione contro lo spaccio, la Procura della Repubblica di Milano ha deciso di contestargli una nuova, gravissima imputazione: l'omicidio volontario con aggravante della premeditazione. Una qualificazione che trasforma radicalmente la natura del reato e che potrebbe portare a una condanna assai più severa rispetto a un'accusa di omicidio senza questo elemento.
Alla Procura di Milano, che sta conducendo le indagini sotto la direzione del pubblico ministero Giovanni Tarzia, non sfuggono gli altri aspetti della vicenda. Contro il 41enne poliziotto sono stati mossi oltre 30 ulteriori capi d'imputazione che dipingono un quadro estremamente grave: sequestro di persona, traffico e possesso di stupefacenti, ricatti, abuso d'autorità, violenze, arresti illegittimi, false accuse, falsificazione di documenti, depistaggio e rapina. Un'accusa complessiva che, se provata, porterebbe a ipotizzare un comportamento sistematicamente criminale nell'esercizio delle funzioni.
L'inchiesta si allarga contemporaneamente. Nel corso delle verifiche preliminari, gli investigatori hanno coinvolto altri due agenti del commissariato Mecenate, portando il numero totale degli indagati da cinque a sette elementi. Tra le nuove accuse figure anche un reato di falsificazione documentale rivolto a una collega donna, e risulta contestato un ulteriore arresto effettuato senza i dovuti presupposti legali. Questa espansione dell'indagine suggerisce che gli inquirenti stiano verificando il possibile coinvolgimento di altri membri della stessa struttura di polizia.
Il pm Tarzia ha inoltrato una richiesta di incidente probatorio per consolidare le testimonianze di almeno otto persone, tra spacciatori e tossicodipendenti che si trovavano nella zona di Rogoredo. L'obiettivo è cristallizzare i loro racconti mentre i ricordi sono ancora freschi, un passaggio procedurale importante per evitare che le dichiarazioni successive vengano messe in discussione. Questi testimoni potrebbero fornire dettagli cruciali su come i fatti si siano effettivamente svolti e su eventuali condotte irregolari delle forze dell'ordine.
La morte di Mansouri rimane al centro di una vicenda che ha sollevato interrogativi profondi sugli standard di controllo e di responsabilità all'interno delle forze di polizia locali. Le indagini proseguono per accertare le dinamiche precise di quella mattina di fine gennaio e per verificare se il ricorso alla violenza letale fosse realmente necessario e proporzionato alle circostanze, oppure il risultato di scelte che vanno oltre i limiti consentiti dall'ordinamento.