La magistratura di Milano ha mosso un'accusa pesantissima nei confronti del poliziotto Carmelo Cinturrino, 41 anni: l'omicidio di Abderrahim Mansouri, trovato morto il 26 gennaio scorso nel bosco di Rogoredo. Quello che rende ancora più grave la posizione dell'agente è l'aggravante della premeditazione, che trasforma il crimine da passionale a pianificato.

Ma le contestazioni non si fermano qui. Secondo quanto emerge dalla richiesta di incidente probatorio presentata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, il fascicolo contro Cinturrino contiene oltre trenta capi d'imputazione che spaziano da reati contro la persona a crimini di strada. Tra questi figurano il sequestro di persona, il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, l'estorsione, la concussione, le percosse, l'arresto illegale, la calunnia, la falsificazione di documenti, il depistaggio delle indagini e la rapina.

L'inchiesta non riguarda solamente l'assistente capo. Sono infatti sei gli altri poliziotti che si trovano al centro dell'indagine, portando il totale complessivo dei capi di imputazione a 43. Un numero che sottolinea la portata dell'operazione investigativa condotta dalle autorità milanesi, la quale ha interessato un'intera rete all'interno del corpo di polizia.

I dettagli specifici sulla morte di Mansouri e il contesto nel quale si inseriscono gli altri reati contestati rimangono al centro di un'indagine ancora in corso. Il caso rappresenta uno dei più delicati mai affrontati nei confronti di appartenenti alle forze dell'ordine nel territorio lombardo, evidenziando questioni critiche relative all'abuso di autorità e all'integrità istituzionale.