Una nuova commissione parlamentare di inchiesta dedicata al contrasto della disinformazione online è stata appena istituita al Senato con un ampio consenso trasversale. La proposta, presentata da Italia Viva con il supporto di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, ha riscosso adesioni significative da gran parte dello schieramento politico, con la sola eccezione del Movimento 5 Stelle che si è astenuto dal voto. L'organismo avrà il compito di indagare sulla diffusione intenzionale e massiccia di contenuti falsi attraverso internet, nonché sulla loro incidenza sulla formazione libera dell'opinione pubblica.
Secondo il testo della delibera approvata, i poteri investigativi della commissione sono molto ampi. L'inchiesta dovrà esaminare la propagazione di informazioni errate, non verificate o deliberatamente ingannevoli, tracciando i fili che collegano queste attività a eventuali soggetti, gruppi od organizzazioni nazionali e internazionali che le promuovono. Particolare attenzione verrà dedicata al ruolo del finanziamento estero nella disinformazione e ai tentativi di manipolare l'opinione pubblica in occasione di elezioni e referendum. La commissione avrà inoltre il mandato di proporre nuovi strumenti normativi per affrontare i rischi legati all'uso dell'intelligenza artificiale nella creazione di contenuti ingannevoli.
Tuttavia, la creazione di questo organismo ha suscitato preoccupazioni tra le fila del Partito Democratico. Davide Mattiello, deputato dem e membro di Articolo 21 Piemonte, ha espresso dubbi significativi sulla reale portata dell'iniziativa. Secondo Mattiello, dietro un programma dai nobili intenti potrebbe celarsi un rischio concreto per le libertà fondamentali: la libertà di informazione potrebbe infatti diventare vittima collaterale di un controllo eccessivo sulla narrazione pubblica.
La preoccupazione del Pd si inserisce in un contesto politico già teso. La destra sta contemporaneamente promuovendo modifiche costituzionali volte a ridurre l'indipendenza della magistratura e a sottoporre il potere giudiziario a maggiori controlli politici. In questa prospettiva, una commissione dalle competenze estese in materia di disinformazione potrebbe trasformarsi in uno strumento di pressione contro narrative scomode per il governo, limitando di fatto quello spazio di critica e dibattito essenziale in una democrazia pluralista.
L'istituzione della commissione rimane comunque un fatto compiuto. Ora rimane da capire come concretamente opererà e quali saranno i suoi primi bersagli investigativi, una questione che alimenta il dibattito sulla linea sottile che separa la difesa dalla misinformazione dalla censura della dissenso politico.