La riforma della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio e dal governo Meloni finisce sotto il fuoco critico del procuratore capo di Bari, Roberto Rossi. Durante un'intervista condotta in diretta YouTube dal direttore di ilFattoQuotidiano.it Peter Gomez e dal giornalista Paolo Frosina, Rossi non risparmia giudizi severi sulla qualità tecnica e redazionale del testo normativo.

"La riforma è redatta in modo inadeguato, tecnicamente rappresenta un vero disastro", afferma il magistrato barese, che individua uno dei principali problemi nel meccanismo di controllo dell'Alta Corte, l'organo sovraordinato istituito dalla riforma. Secondo la normativa proposta, questa istanza risulterebbe priva di poteri cruciali: non potrebbe né sospendere né trasferire i magistrati, creando un vuoto significativo nel sistema disciplinare.

Rossi definisce questa lacuna un vero "pasticcio", sottolineando come la redazione precipitosa della riforma abbia impedito di affrontare adeguatamente questo aspetto fondamentale. "Gli emendamenti presentati sono stati respinti, si è proceduto troppo velocemente", spiega il procuratore, aggiungendo che "al momento non esiste alcun rimedio per correggere questa dimenticanza".

Un secondo problema non meno rilevante riguarda le modalità di impugnazione. Mentre i cittadini possono ricorrere in Cassazione contro le sentenze, i magistrati interessati dalle decisioni dell'Alta Corte avrebbero invece una protezione legale inferiore: potranno impugnare solamente dinanzi allo stesso organo che ha pronunciato il provvedimento, creando così un circuito autoreferenziale privo di idonei contrappesi.

Le critiche di Rossi si aggiungono a quelle già espresse da altri esperti del settore giudiziario, alimentando il dibattito sulla legittimità della riforma in vista del referendum confermativo previsto dalla Costituzione. La newsletter settimanale del Fatto continua a documentare le ragioni della posizione critica nei confronti di questo provvedimento legislativo.