Giovedì pomeriggio al teatro Parenti di Milano, la premier Giorgia Meloni ha tenuto il suo primo e unico comizio in vista del referendum sulla separazione delle carriere magistrali del 22 e 23 marzo. Un evento di rilievo per il fronte del "Sì" alla riforma costituzionale, ma che ha registrato un'assenza eclatante: quella della ministra del Turismo Daniela Santanchè. La dirigente meloniana non era presente tra i relatori dell'iniziativa, e neppure seduta in sala dove invece convegnavano numerose personalità di spicco di Fratelli d'Italia, compreso il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha indicato la sede dell'evento e ha concluso i lavori insieme al ministro della Giustizia Carlo Nordio e alla stessa Meloni.

L'assenza della Santanchè risulta ancora più rilevante considerando che la ministra rappresenta uno dei volti più importanti di Fratelli d'Italia nel capoluogo lombardo. Secondo quanto trapelato, la decisione di non farla partecipare sarebbe stata presa deliberatamente dalla dirigenza del partito per evitare che l'attenzione mediatica si spostasse su di lei anziché rimanere concentrata sul merito della campagna referendaria. A pesare sulla scelta sono i numerosi fascicoli giudiziari che coinvolgono la ministra, in particolare l'udienza preliminare per ipotesi di truffa ai danni dell'Inps, una vicenda che ha già creato vari imbarazzi al governo Meloni. Questo procedimento è stato rimandato di diversi mesi anche a causa di un conflitto di attribuzione sollevato dal Senato presso la Corte costituzionale riguardante l'utilizzo di alcuni atti.

Non è stato un caso isolato nemmeno l'assenza di Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto dello stesso ministro Nordio, già nota per dichiarazioni controverse sui magistrati. La scelta di mettere in secondo piano la Santanchè non si limita comunque all'evento milanese: nel corso dell'intera campagna referendaria, la ministra del Turismo è stata sistematicamente esclusa dai principali appuntamenti di partito, dai dibattiti pubblici e dalle interviste televisive dedicate alla battaglia per il "Sì". La sua attività si riduce a qualche post condiviso sui social media, nulla di più. Nel medesimo periodo, altri esponenti rilevanti di Fratelli d'Italia come Tommaso Foti e Adolfo Urso sono stati in prima linea nel tour territoriale della campagna.

La strategia di isolamento della Santanchè dai riflettori rappresenta una chiara ammissione da parte della leadership meloniana circa i rischi reputazionali legati alla sua visibilità pubblica. Con diversi processi in corso e questioni costituzionali ancora pendenti, la sua esposizione mediatica potrebbe generare effetti controproducenti sulla narrazione del "Sì" alla riforma. Una scelta tattica che mette in luce le difficoltà interne al governo e la necessità di gestire con estrema cautela le immagini pubbliche dei propri ministri in momenti cruciali come una campagna referendaria.