Un nuovo capitolo si apre nell'intricata inchiesta sulla morte di Liliana Resinovich. Secondo quanto emerso dalla trasmissione televisiva Chi l'ha visto?, oltre a Sebastiano Visintin - il marito della donna scomparsa da Trieste nel dicembre 2021 e poi deceduta - risulterebbe indagato un'altra persona. L'accusa mossa è quella di frode processuale, con fatti riconducibili al gennaio 2022, periodo cruciale dell'autopsia sulla salma.
Secondo la ricostruzione della trasmissione, il reato contestato riguarderebbe la manipolazione artificiale dello stato dei luoghi, delle cose o delle persone, commessa al fine di ingannare l'autorità giudiziaria o il perito incaricato delle verifiche tecniche. Una fattispecie grave che mina la credibilità delle indagini preliminari condotte sul corpo della donna.
Il quotidiano Il Piccolo, sulla base di fonti investigative, ipotizza che l'indagato potrebbe essere Giacomo Molinari, anatomopatologo e preparatore che aveva affiancato il medico legale Fulvio Costandinies durante l'esame autoptico dell'11 gennaio 2022. Proprio in quella occasione, Molinari aveva dichiarato di aver inavvertitamente fratturato una vertebra di Liliana. Una versione però confutata dai periti nomisti Vittorio Fineschi e Stefano D'Errico, consulenti del fratello Sergio Resinovich, i quali sostengono che l'osso era già lesionato precedentemente. Questa discrepanza aveva indotto il fratello della vittima a sporgere querela contro il tecnico.
Contattato da Il Piccolo, Molinari ha negato di aver ricevuto notifiche ufficiali relative a eventuali procedimenti a suo carico. Nel frattempo, il fratello della vittima aveva inoltrato anche una richiesta formale al Ministero della Salute chiedendo un'ispezione rigorosa e tempestiva sull'operato dei professionisti coinvolti nelle operazioni peritali.
La vicenda continua a sollevare interrogativi sulla gestione investigativa e sulla corretta acquisizione delle prove in uno dei casi di cronaca nera più complessi degli ultimi anni in Friuli Venezia Giulia.