L'Unione Europea continua a mantenersi ai margini del conflitto in Iran, ma non intende ignorare gli effetti che una crisi prolungata avrebbe sui suoi interessi economici. È il messaggio consegnato al termine del consiglio Affari esteri da Kaja Kallas, Alto rappresentante Ue, che ha sintetizzato così la posizione dei Ventisette: il conflitto non è europeo, tuttavia i rischi per l'economia del continente sono concreti e richiedono iniziative concrete.

La priorità rimane la diplomazia. Kallas ha infatti rivelato di aver discusso con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres di un'ipotesi innovativa: replicare il modello del corridoio del grano ucraino nel Golfo Persico. Durante quella negoziazione di successo, l'Onu aveva coinvolto un Paese della regione—la Turchia—nel ruolo di garante neutrale, permettendo l'export di cereali nonostante il conflitto. Un meccanismo simile potrebbe oggi proteggere i flussi commerciali cruciali attraverso lo Stretto di Hormuz e affrontare un'altra minaccia imminente: la carenza di fertilizzanti nel 2024 che comporterebbe penuria alimentare nel 2025.

Sul versante militare, Bruxelles ha chiuso la porta a soluzioni più aggressive. I Ventisette hanno escluso categoricamente di ampliare il mandato della missione navale Aspides oltre il Mar Rosso, dove già l'Arabia Saudita lavora per deviare i propri traffici e dove la minaccia degli Houthi persiste. Al massimo, come suggerito dal ministro italiano degli Esteri Antonio Tajani, la missione potrebbe essere potenziata con nuove capacità operative, ma mantenendo i confini attuali. Il vincolo principale resta la difesa di Cipro, cui sono impegnati Francia, Spagna, Italia e Regno Unito.

Se una soluzione negoziata prenderà forma, l'India emerge come candidato privilegiato a ricoprire il ruolo di mediatore regionale. Il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar ha infatti pranzato con i Ventisette, portando l'esperienza fresca della negoziazione che ha permesso a due nave cisterna di attraversare lo Stretto: una testimonianza concreta della sua capacità di dialogo con Teheran. La Francia, intanto, persegue in parallelo una strategia di "coalizione dei volenterosi" lanciata da Emmanuel Macron al G7, ipotizzando una forza congiunta di pattugliamento una volta cessati gli scontri, anche se i dettagli restano ancora da chiarire con gli alleati europei e mediorientali.

Kallas ha concluso fissando un principio che guida la posizione di Bruxelles: nessuno dei Ventisette intende entrare attivamente nel conflitto. Il vertice dei leader europei di giovedì rappresenterà l'occasione per consolidare questa linea e tracciare i prossimi passi su un dossier dove la diplomazia strategica risulta più efficace di qualsiasi opzione militare.