Giorgia Meloni ha voluto chiarire definitivamente la posizione dell'esecutivo rispetto alla consultazione referendaria sulla riforma della giustizia, escludendo categoricamente che il risultato delle urne possa influenzare la stabilità del governo. Durante un'intervista concessa a Quarta Repubblica su Rete4, la presidente ha ribadito che il suo operato e la continuità amministrativa non dipendono da questo ballottaggio istituzionale.
Una dichiarazione che rappresenta un netto distacco dal precedente storico rappresentato da Matteo Renzi, il quale aveva invece legato pesantemente la propria permanenza in incarico all'esito positivo del referendum costituzionale del 2016. Meloni ha enfatizzato come questa consultazione popolare si distingua per la sua natura prettamente tecnica e strutturale, volta a risolvere questioni organizzative dello stato, piuttosto che configurarsi come una verifica del consenso personale nei confronti del premier.
Secondo l'interpretazione della Meloni, la riforma della giustizia affronta nodi complessi del sistema italiano che la premier ritiene risolvibili attraverso questo strumento democratico, indipendentemente dalle implicazioni politiche di breve termine. L'approccio scelto dal governo intende dunque evidenziare la continuità amministrativa come prioritaria rispetto alle dinamiche referendarie, consolidando l'idea di una squadra di governo orientata a governare per l'intero mandato indipendentemente dalle oscillazioni del voto popolare su singole riforme.
Questa comunicazione rappresenta anche una strategia di distanziamento dalle lezioni del passato, sottolineando come un esecutivo moderno non debba ancorare la propria legittimazione istituzionale a singole consultazioni, bensì al programma complessivo di governo e alla capacità di gestione dell'amministrazione dello stato.