Giorgia Meloni traccia un confine netto sulla questione del Golfo Persico: l'Italia non parteciperà al conflitto in escalation e questo significa anche non dispiegare unità navali nello Stretto di Hormuz. La premier, intervenuta in televisione su Rete4, ribadisce una posizione già espressa nei giorni scorsi al Parlamento e in perfetto accordo con le istituzioni europee. Si tratta di una linea sostenuta anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal vicepremier Matteo Salvini, con il quale non vi è disaccordo su questo delicato fronte.
Le dichiarazioni arrivano in un momento di crescente tensione nella regione, contrassegnato da episodi che toccano direttamente le strutture militari italiane. Mentre Meloni registrava l'intervista televisivo – concentrata soprattutto sul prossimo referendum sulla giustizia – i media hanno riportato notizie di ulteriori colpi contro la base Unifil di Shama nel sud del Libano, gestita dall'Italia. Questi attacchi si aggiungono ai precedenti bombardamenti contro le installazioni italiane in Iraq e Kuwait, interpretati dall'amministrazione italiana come atti intimidatori da parte dell'Iran. Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza con delega ai Servizi, ha inquadrato questi episodi come una campagna coordinata simile a quella rivolta contro altri alleati occidentali nel Golfo.
Sulla questione dello Stretto di Hormuz, Meloni è esplicita: intervenire militarmente in quel teatro rappresenterebbe "oggettivamente un passo in avanti" verso un conflitto aperto che gli italiani rifiutano e a cui il nostro Paese non intende partecipare. Questa valutazione rispecchia anche le conclusioni del Consiglio supremo di difesa nazionale. Tuttavia, la premier sottolinea che i contingenti militari italiani rimangono nelle loro sedi attuali, seppur in forma ridotta, per mantenere gli impegni internazionali assunti nelle missioni antiterrorismo e di peacekeeping.
Meloni lavora in stretta sinergia con gli altri vertici dell'esecutivo, mantenendo contatti costanti con il ministro della Difesa Guido Crosetto e Tajani. In parallelo, coordina la posizione italiana con i principali alleati occidentali: ha già sottoscritto una dichiarazione congiunta con i leader di Canada, Francia, Gran Bretagna e Germania che esprime profonda preoccupazione per l'escalation in Libano. In quella sede, Roma ha lanciato un avvertimento sul rischio di operazioni terrestri israeliane su larga scala, evidenziandone le potenziali conseguenze umanitarie catastrofiche.
L'obiettivo dichiarato dell'Italia rimane quello di favorire una de-escalation attraverso canali diplomatici. Meloni ha confermato gli sforzi per sbloccare il negoziato e far tornare il dialogo, riprendendo una proposta che aveva già sottoposto ai partner del G7: avviare un confronto strutturato con il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Un approccio che sottolinea come Roma voglia proteggere i suoi interessi e le vite dei militari schierati, senza però scivolare in un coinvolgimento diretto nelle ostilità regionali.