La tensione tra Caracas e l'Organizzazione delle Nazioni Unite si inasprisce ulteriormente. Il governo venezuelano ha lanciato un attacco frontale contro Volker Türk, l'Alto commissario Onu incaricato di monitorare la situazione dei diritti umani nel mondo. Secondo le autorità di Caracas, il funzionario internazionale agirebbe mosso da un «pregiudizio immorale» nei confronti della nazione sudamericana, compromettendo così l'oggettività che dovrebbe caratterizzare il suo operato.

Al centro della controversia vi sono le recenti dichiarazioni di Türk riguardanti i prigionieri politici. L'Alto commissario ha reso pubblico che non ha ricevuto dalle autorità venezuelane una documentazione ufficiale relativa ai detenuti che sarebbero stati liberati, né tantomeno il permesso di accedere ai centri di detenzione per verifiche indipendenti. Di fronte a questa situazione, Türk ha espresso la necessità di una maggiore chiarezza sulle operazioni di scarcerazione annunciate dal governo Maduro.

Il ministro degli Esteri venezuelano, Yván Gil, è intervenuto per rigettare le critiche internazionali, sostenendo che il rappresentante Onu ripropone «accuse prive di fondamento» e ignora deliberatamente gli effetti devastanti che le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti avrebbero sui diritti fondamentali della popolazione locale. Secondo questa lettura, gli elementi critici sulla situazione interna verrebbero strumentalizzati per colpire il Paese.

La Caracas accusa inoltre l'ufficio dell'Alto commissario di funzionare come una «amplificazione di menzogne», un atteggiamento che avrebbe reso impossibile qualsiasi forma di collaborazione costruttiva tra le istituzioni venezuelane e il meccanismo di controllo delle Nazioni Unite. Questo scambio di accuse evidenzia il profondo fossato che continua a separare il governo bolivariano dalla comunità internazionale sulla questione dei diritti umani e della trasparenza amministrativa.