Nel numero di marzo 2026, Forbes affronta un fenomeno in rapida espansione: la maternità surrogata non è più una soluzione straordinaria riservata a pochi, ma è diventata un settore economico strutturato e in continua crescita. Lo studio approfondisce come questo ambito, che tocca questioni etiche, biologiche e sociali tra le più delicate, si sia trasformato in un'industria caratterizzata da cifre considerevoli e da una regolamentazione ancora largamente insufficiente a livello internazionale.

Il business della gestazione per altri genera fatturati miliardari su scala globale. La domanda proviene prevalentemente da coppie abbienti dei paesi occidentali e dalle economie più sviluppate dell'Asia, mentre l'offerta si concentra in nazioni dove il costo della vita è inferiore e la normativa è permissiva. Questa dinamica ha creato un mercato transnazionale complesso, dove agenzie specializzate operano come intermediarie, profitti significativi vengono generati a ogni livello della catena, ma i benefici economici rimangono estremamente squilibrati.

L'assenza di standard comuni rappresenta uno dei problemi cruciali evidenziati dall'articolo. Mentre alcuni paesi hanno legiferato in modo restrittivo o vietato completamente la pratica, altri l'hanno disciplinata con norme precise, e diversi stati rimangono in una zona grigia normativa. Questa frammentazione crea opportunità di sfruttamento: donne reclutate in contesti socioeconomici fragili, spesso provenienti da aree con servizi sanitari precari, accettano compensi che in termini assoluti possono sembrare consistenti ma che rappresentano una minima frazione di quanto pagato dai committenti facoltosi.

Forbes sottolinea come lo squilibrio di potere sia il denominatore comune dell'industria. Le donne coinvolte si trovano frequentemente isolate durante la gravidanza, prive di supporto psicologico adeguato, esposte a rischi medici significativi e vincolate da contratti che tutelano principalmente gli interessi di agenzie e genitori biologici. Nel frattempo, coloro che commissionano il servizio beneficiano di una struttura globale che facilita ogni aspetto del processo, dal reclutamento alla documentazione legale.

L'inchiesta mette in luce un sistema dove la trasparenza è raramente garantita, i controlli internazionali sono deboli e le conseguenze legali di dispute contrattuali ricadono sproporzionatamente sulle donne più vulnerabili. Il pezzo conclude evidenziando come il capitalismo riproduttivo rappresenti una sfida contemporanea che richiede urgentemente interventi normativi coordinati, maggiore tutela dei diritti umani e una riflessione etica su quanto il denaro debba poter comprare in ambiti così intimi e delicati come la procreazione.