Alessandra Kustermann, ginecologa storica protagonista della battaglia per i diritti femminili in Italia, ha annunciato la sua contrarietà al referendum costituzionale in programma, sollevando preoccupazioni significative sulla reale portata della riforma proposta. Secondo la medica, le promesse degli estensori della riforma non trovano riscontro nei meccanismi effettivi che entrerebbe in vigore qualora venisse approvata.

In una presa di posizione netta, Kustermann ha rigettato uno degli argomenti principali a favore del sì, ossia che la modifica costituzionale comporterebbe benefici concreti per le donne vittima di violenza attraverso una migliore protezione giuridica. La professionista ha sottolineato come tale collegamento sia infondato e fuorviante rispetto ai veri nodi critici del sistema giudiziario italiano.

Secondo Kustermann, il vero ostacolo alla tutela effettiva delle vittime risiede altrove: nei tempi estremamente dilatati dei processi, che trasformano la ricerca di giustizia in un'odissea burocratica estenuante. La lentezza della macchina giudiziaria rappresenta, a suo parere, il problema centrale che andrebbe affrontato con priorità.

Ma la preoccupazione principale della ginecologa riguarda le implicazioni più profonde della riforma. Kustermann avverte che l'approvazione del referendum comporterebbe il rischio concreto di assoggettare l'indipendenza della magistratura al controllo politico, compromettendo uno dei pilastri fondamentali dello stato di diritto. Un'erosione delle garanzie costituzionali che la medica ritiene inaccettabile, indipendentemente dalle buone intenzioni dichiarate dai promotori.