Matteo Salvini traccia una linea netta sulla questione dello Stretto di Hormuz: l'Italia non parteciperà a operazioni militari in quella zona critica, interpretando la scelta come una priorità assoluta per evitare escalation verso un conflitto globale. Intervistato a Rtl 102.5, il vicepremier ha criticato apertamente l'approccio statunitense, sottolineando come Washington non abbia preventivamente consultato Roma prima di intraprendere azioni contro l'Iran, informando l'Italia solo quando i fatti erano già compiuti.

"Non è una guerra che ci appartiene", ha dichiarato Salvini, enfatizzando che né il Russia né l'Iran rappresentano nemici diretti dell'Italia. Secondo il leader leghista, dispiegare unità navali in una zona di conflitto significherebbe avvicinarsi pericolosamente a uno scontro su scala mondiale. Il governo, a suo giudizio, dimostra la giusta prudenza nel mantenere una posizione di cautela, rifiutando di essere trascinato in dinamiche che esulano dagli interessi nazionali reali.

Per quanto riguarda le ricadute economiche della crisi internazionale, Salvini ha annunciato un vertice con il ministro dell'Economia e le principali compagnie petrolifere per affrontare il problema della speculazione sui prezzi dei carburanti. Il vicepremier ha denunciato gli extraprofitti realizzati dal settore energetico e ha ricordato come, in precedenza, il governo aveva imposto un contributo straordinario alle banche. Se le aziende petrolifere non dimostreranno disponibilità a contenere i prezzi, ha avvertito, l'esecutivo studierà misure economiche analoghe.

Salvini ha inoltre sottolineato le incoerenze all'interno dell'Unione Europea sulla gestione della crisi energetica: alcuni Stati revisione le accise sui carburanti, mentre altri continuano ad acquistare petrolio dalla Russia nonostante le sanzioni. A suo avviso, questa condotta merita una riconsiderazione a livello di Bruxelles, evidenziando l'opportunità di una strategia europea più coesa e coerente.