Un velivolo senza pilota della General Atomics, il celebre Reaper MQ-9A, è stato messo fuori servizio presso la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait in seguito a un'azione ostile. L'apparecchio, schierato dall'Italia nell'ambito della missione internazionale Prima Parthica contro il terrorismo, ha subito danni il 15 marzo scorso. Si tratta di un episodio che riporta l'attenzione su uno dei sistemi d'arma più avanzati e costosi mai utilizzati dalla comunità internazionale.

Il Reaper rappresenta un capolavoro dell'ingegneria aeronautica militare contemporanea. Con un'apertura alare di 22 metri, una lunghezza di 11 metri e un'altezza di quasi 4 metri da terra, si comporta come un piccolo aereo da ricognizione e combattimento. A bordo possono essere trasportati missili Hellfire e bombe di precisione GBU-12 per un carico bellico complessivo di 1.700 chili. Due operatori umani, collegati via satellite e spesso dislocati in basi statunitensi, gestiscono la navigazione e il controllo dei sistemi sensoriali e delle armi.

Le prestazioni di questo drone rimangono straordinarie dopo più di due decenni di utilizzo operativo. È capace di compiere missioni senza sosta di 27 ore consecutive senza ricercare rifornimento, con una velocità di crociera di 370 chilometri orari e un'autonomia che consente di coprire quasi duemila chilometri di distanza. La quota operativa raggiunge i 15 chilometri d'altezza. Il prototipo iniziale ha volato per la prima volta 25 anni fa, mentre la versione MQ-9 è entrata in servizio presso l'Aeronautica militare statunitense a partire dal 2007. Ancora oggi rimane un asset strategico in numerosi teatri operativi.

Storia di impieghi che attraversa i principali conflitti degli ultimi due decenni. Durante l'amministrazione Bush è stato utilizzato massicciamente in Iraq e Afghanistan. L'era Obama ne ha esteso l'impiego in Pakistan, Somalia e Yemen, per proseguire nella lotta anti-Isis attraverso la coalizione internazionale. Recentemente gli Stati Uniti ne hanno schierato oltre dieci esemplari contemporaneamente nelle operazioni contro l'Iran. Anche agenzie civili come la Nasa lo utilizzano per missioni di osservazione terrestre e monitoraggio ambientale.

Il costo rappresenta l'elemento più controverso del bilancio: ogni Reaper vale circa 30 milioni di dollari. In un contesto dove tecnologie alternative come i droni iraniani Shahed costano appena 50mila dollari, il divario economico diviene quasi surreale – il Reaper costa circa 600 volte di più. Eppure nonostante l'era dei sistemi d'attacco low-cost, i militari mondiali continuano a investire massicciamente in piattaforme come questa, sfruttando la sua flessibilità operativa senza pari, l'eccezionale dotazione sensoriale con radar multi-modali e infrarossi avanzati, e l'affidabilità consolidata nel tempo.