Un gruppo di nove nazioni europee ha dato vita a un fronte compatto durante il Consiglio Ue sull'Ambiente per affrontare le crescenti preoccupazioni legate al sistema Ets, il meccanismo di negoziazione delle quote di carbonio dell'Unione. Al tavolo si sono seduti rappresentanti di Italia, Grecia, Croazia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Austria e Polonia, con l'obiettivo dichiarato di elaborare una posizione condivisa sugli scenari climatici che caratterizzeranno il decennio successivo al 2030.
Secondo indiscrezioni giunte da fonti italiane presenti alla riunione, il denominatore comune è stata l'inquietudine manifestata da tutti i partecipanti circa gli effetti economici del sistema Ets su settori strategici. In particolare, le delegazioni hanno espresso malumori tanto per l'incidenza sulle aziende che producono energia termoelettrica quanto per il peso che le misure carboniche generano sul comparto industriale complessivo delle economie europee.
Questo raggruppamento di Stati, che rappresenta una quota significativa dell'Ue dal punto di vista geografico e demografico, ha deciso di non restare passivo. I rappresentanti si sono impegnati reciprocamente a promuovere iniziative coordinate volte a mitigare l'impatto economico del sistema di scambio delle emissioni sui rispettivi tessuti produttivi, cercando soluzioni che possano conciliare gli obiettivi climatici europei con la sostenibilità economica dei loro territori.
La mossa segna un posizionamento tattico importante nel dibattito che caratterizzerà i prossimi mesi nella sede dell'Unione, dove il tema della transizione energetica e della competitività industriale continua a dividere gli Stati membri secondo linee geografiche e strutturali diverse.