Uno studio condotto da Truffa.net ha fotografato un fenomeno preoccupante nel panorama italiano: i deepfake generati dall'intelligenza artificiale che coinvolgono volti pubblici registrano milioni di ricerche online ogni anno, e il bersaglio è sempre lo stesso. L'attrice americana Sydney Sweeney occupa il primo posto con circa 10.920 query annuali stimate, seguita dalla premier italiana Giorgia Meloni con 7.320 ricerche e dall'attrice Jenna Ortega con 6.000. La ricerca ha preso in esame le interrogazioni sul web che legano i nomi dei personaggi a termini come "deepfake", nonché a descrizioni relative a clonazione vocale e altre forme di falsificazione digitale generata da algoritmi.
Ciò che emerge dal dato è particolarmente significativo: nella top 10 globale compaiono esclusivamente donne. Diletta Leotta, Billie Eilish, Sabrina Carpenter, Dua Lipa, Rose Villain, Chiara Ferragni e Taylor Swift completano il podio mondiale. Un elemento che non rappresenta certo una novità nel dibattito pubblico, giacché le piattaforme digitali hanno documentato episodi analoghi da anni, come il celebre caso che coinvolse Scarlett Johansson ormai più di un lustro fa.
Se si considera il solo contesto nazionale, Meloni mantiene la leadership con 7.320 ricerche, seguita da Diletta Leotta con 5.760. Completano la classifica italiana Ferragni, Rose Villain, Elodie, Annalisa Scarrone e Michelle Hunziker. Un elemento degno di nota riguarda Gerry Scotti: il celebre conduttore risulta il personaggio maschile più associato alle ricerche di contenuti audio falsificati, probabilmente da chi intende ricreare sintenticamente la sua voce caratteristica. Non è irrilevante sottolineare come lo stesso Scotti abbia autorizzato ufficialmente la produzione di deepfake per una campagna pubblicitaria di rilievo, evidenziando come il discrimine fondamentale risieda nel consenso e nelle intenzioni sottese all'utilizzo.
L'indagine accende nuovamente i riflettori su un problema di sicurezza digitale che investe istituzioni e organi di controllo. Il Garante della Privacy e la Polizia Postale hanno intensificato gli interventi in materia, operando la chiusura di piattaforme dedicate alla distribuzione di materiale generato in modo non consensuale attraverso algoritmi AI, specialmente content a carattere sessuale. La questione rimane critica: la tecnologia di per sé non è intrinsecamente negativa, ma l'applicazione che se ne fa determina il valore etico e legale dell'operazione. Un distinzione che sarà sempre più centrale negli equilibri tra innovazione e tutela dei diritti individuali.