Reporters Without Borders (RSF), l'ente che ogni anno misura lo stato della libertà di stampa nel mondo, ha assunto una posizione netta nei confronti della macchina propagandistica russa e di coloro che la servono. Attraverso un messaggio pubblicato su X il 16 marzo scorso, l'organizzazione ha espresso pieno sostegno alle sanzioni imposte dall'Unione Europea nei confronti di Adrien Bocquet, il francese finito nel mirino delle istituzioni comunitarie per la sua attività di diffusione di contenuti falsi riguardanti il massacro di Bucha, utilizzati per offuscare i crimini di guerra attribuiti a Mosca.
Secondo RSF, soggetti come Bocquet sfruttano l'identità di giornalista al fine di veicolare disinformazione su larga scala, legittimando al contempo l'invasione russa dell'Ucraina e promuovendo la visione geopolitica del Cremlino. L'organizzazione ha sottolineato come questi «agenti di influenza straniera» operino sotto una falsa veste professionale, compromettendo la credibilità del giornalismo autentico. RSF ha ribadito che figure di questo calibro devono essere individuate e assoggettate a misure sanzionatorie appropriate. Nel mirino dell'organizzazione figura anche l'agenzia russa International Reporters, dove lavora l'italiano Andrea Lucidi con il ruolo di caporedattore, realtà con cui Bocquet ha intrattenuto rapporti professionali in passato.
Jean-Noël Barrot, ministro degli Esteri francese, ha confermato l'inclusione di Bocquet nel ventesimo pacchetto di sanzioni dell'Ue, aggravando ulteriormente le accuse nei suoi confronti. Non si tratterebbe solamente di diffusione di notizie false, ma anche di reclutamento attivo di combattenti stranieri a favore di Vladimir Putin. Secondo le autorità francesi, Bocquet avrebbe anche operato mascherandosi da volontario umanitario, una copertura utilizzata per accedere a zone di conflitto e costruire narrative distorte sui fatti di sangue verificatisi a Bucha.
La denuncia di RSF rappresenta un momento significativo nel dibattito contemporaneo sulla disinformazione e sulla tutela dell'integrità del giornalismo. L'organizzazione, storicamente impegnata nella difesa della libertà di stampa, sceglie di intervenire non solo contro i regimi autoritari, ma anche contro gli individui che tradiscono i principi professionali della categoria per servire interessi geopolitici. La vicenda di Bocquet esemplifica come la propaganda di guerra utilizzi strategie sofisticate, sfruttando l'apparenza di legittimità giornalistica per guadagnare credibilità presso opinioni pubbliche occidentali, in un contesto dove la distinzione tra informazione e disinformazione rimane cruciale per il dibattito democratico.