Una novità importante emerge dai tribunali della Cina: gli account di gioco online contenenti beni virtuali dal valore economico riconosciuto possono essere trasferiti agli eredi nel momento in cui il proprietario scompare. Diversi verdetti recenti hanno confermato questo principio, permettendo ai familiari di giocatori deceduti di ottenere l'accesso ai profili, alle librerie digitali, alle valute virtuali accumulate e a tutti gli oggetti acquistati nel corso degli anni di gioco.
Alla base di questa interpretazione c'è il nuovo Codice civile della Repubblica popolare cinese, entrato in vigore il primo gennaio 2021. Questo testo normativo contiene disposizioni specifiche sulla natura giuridica dei beni virtuali e della proprietà digitale in rete. L'articolo 127 stabilisce che dati e proprietà virtuale ricevono protezione legale quando previsto dalla normativa, mentre l'articolo 1122 definisce l'eredità come il complesso dei beni personali legittimi lasciati da una persona fisica, esclusi soltanto quelli vietati per legge o incompatibili per natura. Questa formulazione apre lo spazio ai beni digitali dentro il perimetro ereditario.
Il fenomeno tocca un nervo scoperto della modernità digitale: negli ultimi anni milioni di persone hanno investito denaro reale in account gaming per acquistare skin estetiche, potenziamenti di gioco, valute virtuali e contenuti esclusivi. Questi acquisti generano valore concreto che non è meramente simbolico, ma rappresenta spesa effettiva. Nel momento in cui un giocatore muore, il suo profilo contiene asset potenzialmente dotati di valore economico trasferibile, proprio come accadrebbe con i beni fisici.
Tuttavia la questione rimane complessa sul terreno pratico e legale. La maggior parte dei servizi di gaming occidentali vincola gli account a condizioni di servizio che li dichiarano personali e non cedibili: il giocatore non possiede il contenuto acquistato, ma solo una licenza d'uso legata al suo profilo. Gli eredi potrebbero trovarsi davanti a una libreria digitale ampia, ma tecnicamente non automaticamente ereditabile secondo le clausole contrattuali. Questo conflitto tra la volontà dei tribunali cinesi e le regole delle piattaforme internazionali promette di alimentare dibattiti legali per gli anni a venire.
Oltre alla questione economica si innesta quella della privacy e della sicurezza. Concedere l'accesso a un account defunto significa potenzialmente esporre dati personali, messaggi privati, cronologie di navigazione e sistemi di autenticazione. Non si tratta dunque di una semplice trasmissione di credenziali, ma di una decisione che tocca più sfere: il trasferimento della proprietà virtuale, la preservazione della memoria digitale del defunto, e contemporaneamente la tutela dei dati sensibili contenuti nel profilo.
Le sentenze cinesi segnano una direzione significativa nel diritto digitale globale. Se altri ordinamenti seguiranno questo percorso, il modo in cui concepiamo il testamento e l'eredità dovrà adattarsi a un mondo dove la ricchezza non esiste solo in forma fisica e cartacea, ma anche negli universi virtuali dove milioni di persone trascorrono ore della loro vita.