Uno studio condotto presso la Northwestern University porta alla luce una criticità significativa nel modo in cui TikTok gestisce le preferenze degli utenti. I ricercatori, attraverso una metodologia rigorosa basata su account controllati, hanno dimostrato che i meccanismi di feedback negativi della piattaforma producono risultati instabili e temporanei, sollevando interrogativi importanti sulla reale autonomia degli utenti nel controllare i propri feed personalizzati.
La ricerca ha testato il funzionamento della For You Page – il feed principale di TikTok – monitorando 90 account clonati su dispositivi emulati. I numeri iniziali sembravano incoraggianti: il pulsante "non mi interessa" ha ridotto l'apparizione di contenuti sgraditi dell'84%, mentre il semplice scorrimento veloce dei video si è fermato al 48%. Tuttavia, l'elemento problematico emerso dallo studio riguarda la permanenza nel tempo di questi effetti. Secondo quanto spiegato dai ricercatori, qualora l'utente non continui a segnalare sistematicamente il proprio disinteresse verso specifici argomenti, l'algoritmo tende gradualmente a reintrodurre gli stessi temi nel feed, azzerando di fatto il controllo precedentemente esercitato.
Piotr Sapiezynski e Levi Kaplan, coautori della ricerca, hanno sottolineato che il loro lavoro si inserisce in un filone più ampio di audit algoritmici volti a comprendere i meccanismi operativi delle piattaforme digitali. Lo studio ha privilegiato un approccio metodologicamente rigoroso, ricreando scenari controllati e prevedibili anziché analizzare il comportamento di utenti reali, proprio per isolare e osservare le reazioni specifiche del sistema di raccomandazione. Questo ha permesso di evidenziare come l'algoritmo di TikTok si basi tanto su segnali espliciti – like, seguiti, commenti – quanto su indicatori impliciti come la durata della visualizzazione.
Il tema acquisisce una rilevanza normativa considerevole nel panorama europeo. TikTok ricade sotto gli obblighi imposti dal Digital Services Act, la normativa comunitaria che disciplina le piattaforme online. In Italia, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ricopre il ruolo di Coordinatore dei servizi digitali e si trova ora a dover affrontare una domanda cruciale: quali standard di misurabilità e trasparenza dovrebbero essere applicati ai sistemi di raccomandazione quando questi costituiscono il cuore dell'esperienza utente?
Per le imprese italiane che utilizzano TikTok come canale di marketing, engagement commerciale e costruzione di comunità, l'implicazione è rilevante. La portata organica dei contenuti non dipende solo da fattori di visibilità complessiva, ma anche dalla stabilità del controllo che gli utenti possono effettivamente esercitare sul tipo di material che vedono. Se questo controllo risulta effimero – come suggerisce lo studio – il valore predittivo di qualsiasi strategia di comunicazione diventa incerto. La ricerca apre inoltre un dibattito più ampio sulla responsabilità delle piattaforme nel garantire algoritmi coerenti e prevedibili, una questione che avrà probabilmente implicazioni nelle future interpretazioni del quadro normativo europeo.