La Chat Control 1.0 continua la sua vita grazie a una proroga approvata dal Parlamento europeo, che non ha trovato i numeri per fermarla. Nel voto di ieri sono stati 314 i deputati favorevoli al respingimento della misura, ma servivano 361 voti per raggiungere la maggioranza assoluta dei 720 membri dell'assemblea. Con 276 contrari e 17 astensioni, la proposta di blocco è naufragata. La deroga, che era stata revocata a inizio aprile, rimane dunque operativa fino al 3 aprile 2028.
La controversia ruota attorno a una pratica che consente a Meta, Google e Microsoft di esaminare volontariamente conversazioni private, messaggi e messaggi di posta elettronica alla ricerca di materiale di sfruttamento minorile, senza necessità di ordine giudiziario o sospetti specifici. Secondo la normativa sulla privacy delle comunicazioni elettroniche dell'Unione, le aziende non dovrebbero poter scrutare il contenuto dei messaggi privati, proprio come un servizio postale non potrebbe aprire la corrispondenza. Per anni, piattaforme come Gmail, WhatsApp e Messenger hanno operato in una zona grigia, utilizzando tecnologie come PhotoDNA per identificare immagini pedopornografiche tramite hashing percettivo senza violare formalmente la privacy.
La procedura adottata per riportare il tema al voto martedì scorso, con 331 voti favorevoli, ha sollevato critiche per il tempismo considerato strumentale. La sessione plenaria di ieri era l'ultima prima della pausa estiva, e diversi osservatori hanno evidenziato come questa scelta avrebbe potuto contare sulla minore partecipazione dei deputati già in ferie. Il risultato ha confermato questa dinamica: hanno votato soltanto 607 europarlamentari su 720 disponibili.
L'unica concessione significativa contenuta nel testo riguarda l'esclusione esplicita delle comunicazioni crittografate end-to-end dalla portata della deroga. Sebbene questa tutela rappresenti un riconoscimento dell'importanza della crittografia per la privacy, non impedisce alle piattaforme di continuare lo scanning su messaggi non protetti. La proroga di due anni consente alle istituzioni europee di lavorare su una normativa permanente che potrebbe trovare un equilibrio tra la lotta allo sfruttamento minorile e la tutela della riservatezza digitale dei cittadini.