Roma si prepara a riscoprire una dimensione nascosta del Colosseo. Stamattina, presso l'Anfiteatro Flavio, è stato presentato il nuovo allestimento degli ambulacri meridionali, il cui progetto porta la firma dello studio dell'archistar Stefano Boeri. L'intervento di valorizzazione e riqualificazione mira a restituire ai visitatori la percezione autentica delle vere proporzioni e dell'effettiva estensione del monumento sul lato sud, un aspetto spesso incompreso dal pubblico contemporaneo.
Secondo le parole di Boeri, il risultato finale è una trasformazione affascinante: uno spazio che era originariamente interno al complesso monumentale diventa ora un'area esterna accessibile al pubblico. Conservando le proporzioni, le dimensioni e i materiali del Colosseo antico, questa zona si configura come uno spazio pubblico dedicato al riposo e alla sosta, dove i visitatori potranno sedere per riposarsi durante la visita al sito archeologico. La vicinanza diretta con il monumento costituisce, secondo l'architetto, una straordinaria conquista dal punto di vista dell'esperienza del visitatore.
Il progetto è nato da una stretta collaborazione tra lo studio di Boeri e gli archeologi del parco archeologico del Colosseo. Durante gli scavi, i professionisti hanno lavorato in parallelo per ricostruire e disegnare il perimetro originario della struttura antica, mentre i ricercatori confermavano i disegni e le misure sulla base delle evidenze archeologiche. Questo metodo combinato tra ricerca storica e progettazione contemporanea ha generato, secondo Boeri, una sinergia virtuosa tra discipline diverse.
Riguardo alle critiche sollevate dai media e dalla comunità romana, Boeri ha manifestato un atteggiamento costruttivo. Interpreta il dibattito pubblico come segno di vitalità della città e dell'attenzione collettiva verso i grandi interventi urbani. L'architetto sottolinea come le osservazioni critiche contribuiscono a identificare eventuali imperfezioni e a migliorare il progetto. Particolarmente significativo è stato il giudizio positivo del professor Andrea Carandini, stimato studioso di archeologia romana, il cui parere Boeri considera un importante riconoscimento intellettuale e una conferma della correttezza dell'operato, poiché espresso da chi ignora che fosse lui l'autore del progetto.