Elena Varvello torna in libreria il prossimo 24 marzo con un nuovo romanzo che segna anche il suo passaggio editoriale dalla casa Einaudi a Guanda. 'La vita sempre' (332 pagine, 20 euro) è un'opera che affonda le radici nella storia italiana, ma con uno sguardo che resta saldamente ancorato al presente. La scrittrice torinese, che insegna presso la Scuola Holden, ha costruito una narrazione intorno a due personaggi destinati a incrociarsi negli anni Trenta ad Alba, sullo sfondo del regime fascista e della guerra che avrebbe travolto il paese.
Al centro della vicenda ci sono Francesco e Teresa, due figure profondamente diverse che si attraggono nonostante le loro distanze. Lui è il figlio di un macellaio e di una donna crudele, Bettina, ossessionata da Mussolini: un uomo bello ma bugiardo, giocatore d'azzardo e disertore, che decide inspiegabilmente di consegnarsi al corso della storia per assumere il ruolo di ribelle. Finirà nel lager di Dachau, dove morirà a soli 30 anni, poco prima della Liberazione. Lei è una giovane donna di straordinaria determinazione, una delle poche del suo cortile a conseguire il diploma nonostante la povertà estrema che l'ha caratterizzata. Scoprirà di aspettare un figlio e affronterà la gravidanza con coraggio, prima di un matrimonio celebrato in fretta e con pochi mezzi, contro ogni convenzione.
Secondo Varvello, la coppia rappresenta un contrasto strutturale: 'Francesco era destinato a scommettere continuamente sulla vita, mentre Teresa era destinata a conservare e custodire ogni cosa'. Nel suo racconto, il legame tra questi due personaggi diventa il veicolo per esplorare temi universali di libertà, resistenza e amore di fronte alle atrocità storiche. Ma ciò che rende particolare l'approccio dell'autrice è il rifiuto di una celebrazione nostalgica del passato: 'Non si tratta di evocare o commemorare, bensì di comprendere che viviamo nel presente, in questo momento, nel sempre', ha spiegato la scrittrice all'Ansa. 'Cambiano le forme e i volti di chi provoca questi sconvolgimenti atroci, ma la loro portata rimane invariata'.
Il romanzo non si limita ai due protagonisti. Varvello popola la sua narrazione di personaggi minori ma indimenticabili, come Daniele Verona, amico di Francesco, che scompare tragicamente dopo esser stato strappato a sua madre con una progressione agghiacciante di gesti: per la manica del cappotto, poi il polso, poi la mano, infine le dita. Un passaggio che l'autrice utilizza come metafora contemporanea del dolore della separazione forzata, una condizione che accomuna il passato fascista ai conflitti odierni. La storia di Teresa e Francesco diventa così uno specchio in cui riconoscere le ingiustizie di ieri e di oggi, senza scorciatoie moralistiche.