Il regista e documentarista Francesco Conversano trasforma in mostra fotografica il risultato di quasi due decenni di ricerca visiva negli Stati Uniti. Novanta immagini in bianco e nero, scattate durante i suoi viaggi fra il 1999 e il 2017, saranno esposte al Museo di Roma in Trastevere dal 18 marzo al 4 ottobre. Un progetto ambizioso, curato da Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, che propone uno sguardo alternativo sull'America: quella delle piccole strade secondarie, delle comunità dimenticate, dei luoghi dove il tempo scorre diversamente.

L'intento dichiarato da Conversano è quello di andare oltre la superficie hollywoodiana degli Stati Uniti, per scoprire e raccontare il Paese attraverso la vita quotidiana della gente comune del Midwest. Non il caos delle metropoli, ma la provincia autentica: una ricerca che si configura come un'esperienza simultaneamente geografica e antropologica. "È un viaggio di scoperta e di rivelazioni", spiega il documentarista, "un'occasione per muoversi fra il reale e l'immaginario, dove il cinema della realtà incontra le mitologie sedimentate nella nostra memoria collettiva".

L'esposizione si articola in tre sezioni tematiche - Paesaggi, Volti e Segni - che guidano il visitatore nel cuore dell'America profonda. Le fotografie catturano le connessioni fra l'uomo e il paesaggio circostante, da città minuscole a stazioni di servizio sperdute, da fabbriche abbandonate a luoghi della memoria come il cimitero di Spoon River. Anche siti iconici e misteriosi come l'Area 51 trovano spazio nel racconto visivo. Ogni immagine testimonia un'esistenza lontana dalle logiche della globalizzazione e del progresso sfrenato, in cui risiede una bellezza profonda apparentemente invisibile.

Il progetto si nutre di riferimenti letterari prestigiosi: dalla poesia epica di Walt Whitman e John Steinbeck, agli epitaffi di Edgar Lee Masters, fino all'America contemporanea di Truman Capote e David Lynch. Il minimalismo di Raymond Carver e il realismo surreale di Barry Gifford trovano paralleli negli scatti di Conversano, così come l'atmosfera introspettiva dei dipinti di Edward Hopper. Questa ricchezza culturale permea il racconto visivo, trasformando ogni fotografia in una finestra su storie personali segnate dalla solitudine e dalla nostalgia.

La scelta del bianco e nero non è casuale: la tecnica amplifica la forza espressiva dei volti incontrati lungo le strade del Midwest, catturando le sfumature della luce e il trascorrere del tempo con una profondità che il colore non avrebbe potuto restituire. Le persone fotografate non sono semplici comparse, ma portatori di storie complesse che emergono dai loro sguardi. La denominazione "strade blu" simboleggia consapevolmente un ritmo di vita più lento e consapevole, dove ogni luogo, per quanto apparentemente insignificante, acquisisce un significato proprio, divenendo al contempo ambientazione e personaggio principale della narrazione visiva.