Mentre la Commissione Europea prepara il primo pacchetto normativo sulla protezione dei minori online, le voci più importanti arrivano direttamente dagli interessati: gli adolescenti stessi. Un'indagine condotta ad aprile su 4.786 ragazzi tra i 12 e i 17 anni provenienti da tutti e 27 gli Stati membri dell'Unione ha disegnato il quadro delle aspettative e delle preoccupazioni di questa generazione digitale.
I numeri raccontano una storia chiara: quasi 8 giovani su 10 (il 78%) supportano l'introduzione di un limite anagrafico per accedere alle piattaforme social. Quando è stato domandato quale fosse l'età giusta per iniziare, il 59% ha indicato i 13 o i 14 anni, mostrando una certa convergenza verso le fasce più basse proposte nel questionario. Una minoranza ha invece suggerito un approccio diverso: sbloccare progressivamente i contenuti in base alla tipologia piuttosto che all'anagrafe, delegando ai genitori un ruolo centrale nell'educazione digitale.
Ma il limite d'età non è l'unica preoccupazione dei ragazzi. Emerge con forza il malcontento verso gli algoritmi che mantengono gli utenti incollati alle app: lo scrolling infinito e l'autoplay dei video trovano opposizione nel 48% del campione. Alcuni chiedono la disattivazione totale, mentre il 20% preferirebbe lasciare questa scelta ai genitori. Sulla verifica dell'identità necessaria per implementare restrizioni anagrafiche, le opinioni si dividono: solo il 42% la approva pienamente se applicata ovunque, mentre il 30% la limiterebbe a piattaforme specifiche come app di dating, scommesse e contenuti per adulti, escludendo i social tradizionali.
Altri temi catalizzano l'attenzione dei giovani intervistati. Sul fronte commerciale, il 70% si oppone alla pratica dei prezzi personalizzati per singolo utente, mentre sulla pubblicità mirata le posizioni sono più frammentate: il 21% l'apprezza, il 37% la critica, il 40% rimane indeciso. Complessivamente, il 58% vorrebbe maggiore controllo sulla profilazione pubblicitaria, sia attraverso la disattivazione totale che tramite poteri decisionali parentali.
Questi risultati forniscono una bussola preziosa per Bruxelles nella redazione delle prime regole, attese per settembre. La Commissione Europea ha dimostrato di voler coinvolgere gli adolescenti nel dibattito normativo, riconoscendo che chi vive quotidianamente queste piattaforme ha una prospettiva insostituibile. Il messaggio è univoco: i giovani non chiedono di abbandonare i social, ma di renderli più sicuri, trasparenti e meno manipolativi.