Mentre l'industria dei semiconduttori guarda al 2028-2029 per l'arrivo della DDR6, Intel e AMD hanno già trovato il modo di velocizzare drasticamente la memoria dei loro server senza aspettare la prossima generazione. La soluzione si chiama MRDIMM – Multiplexed Rank Dual Inline Memory Module – una architettura introdotta da JEDEC alcuni anni fa che amplifica le capacità della DDR5 attraverso un approccio intelligente: combinare memoria dual-rank, circuiti di controllo e un multiplexer direttamente sul modulo di memoria. Questo buffer gestisce i diversi rank in parallelo, migliorando sensibilmente il trasferimento dati verso il processore senza richiedere nuovi connettori fisici.
La prima ondata di MRDIMM, già integrata nei processori Intel Xeon 6 Granite Rapids, funziona a 8.800 MT/s e consente moduli fino a 256 GB di capacità. Il risultato concreto è un incremento di banda del 37,5% rispetto ai 6.400 MT/s delle tradizionali RDIMM DDR5, accompagnato da minore latenza e migliore efficienza energetica. Ma il vero salto arriverà con la prossima iterazione: i moduli MRDIMM di seconda generazione raggiungeranno 12.800 MT/s, esattamente il doppio della velocità base della DDR5 convenzionale. Una terza versione, prevista attorno al 2030, dovrebbe tocccare i 17.600 MT/s – quasi tre volte più veloce delle RDIMM standard – avvicinandosi ai parametri che la DDR6 promette.
Questo percorso evolutivo rappresenta una strategia consapevole dei produttori per contenere i rischi e i costi del rinnovamento infrastrutturale nei grandi data center. Passare a una memoria completamente nuova comporta non solo l'acquisto di nuovi moduli, ma anche riprogettazioni estese delle piattaforme, modifiche ai pin e investimenti significativi. Le MRDIMM offrono invece un aggiornamento più graduale che mantiene la compatibilità con gli slot esistenti. Intel Diamond Rapids, basate sul processo 18A-P, e AMD EPYC Venice con architettura Zen 6 supporteranno entrambe la seconda generazione MRDIMM. AMD inoltre prevede LPDDR5X per le piattaforme Verano, orientate ai carichi di inferenza dell'intelligenza artificiale.
L'adozione concertata di questo standard aperto da parte di Intel e AMD segnala una visione condivisa: la banda della memoria è diventata collo di bottiglia critico per i server moderni, pressati da processori con sempre più core e da carichi di lavoro AI sempre più affamati di potenza computazionale. Una transizione gestita della DDR5 attraverso MRDIMM permette di soddisfare queste esigenze crescenti senza stravolgere l'ecosistema fino all'arrivo della DDR6. Intanto, anche il mercato mobile inizia a guardare nella stessa direzione: le voci su possibili moduli LPDDR6 per i prossimi smartphone Google Pixel dimostrano che l'incremento di banda non riguarda solo i server, ma sta diventando una priorità trasversale nell'industria tech.