La protesta sindacale contro l'avanzata dell'intelligenza artificiale nei call center italiani entra nel vivo. Le tre maggiori organizzazioni che rappresentano i lavoratori del comparto – Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil – hanno ufficializzato uno sciopero di quattordici giorni, programmato tra il 13 e il 27 luglio. Al centro della vertenza: l'espansione incontrollata di sistemi automatizzati che stanno erodendo progressivamente l'occupazione nel settore del customer relationship management e dell'outsourcing di processi aziendali.
Il fenomeno non è nuovo, ma la velocità di diffusione ha raggiunto livelli allarmanti. Basti pensare ad Angie, l'assistente virtuale attivo sul numero 187 di TIM, il quale intercetta le chiamate cercando di fornire risposte automatiche senza mai coinvolgere un operatore umano. Un modello che decine di altre aziende stanno replicando in Italia. Secondo i dati dei sindacati, questo processo ha già generato la perdita di migliaia di posizioni lavorative, con nessun preavviso e senza che le parti sociali fossero interpellate.
Ciò che infuria maggiormente i sindacati non è l'automazione in sé, bensì il modo in cui viene implementata: unilateralmente, senza dialogo, senza strategie di riconversione professionale e senza garantire alcuna protezione ai dipendenti colpiti. Le aziende stanno progressivamente trasferendo compiti che storicamente richiedevano competenze umane verso algoritmi e piattaforme intelligenti, eludendo completamente il confronto con i rappresentanti dei lavoratori.
Le rivendicazioni presentate dai tre sindacati sono concrete e articolate. Chiedono l'istituzione di un tavolo permanente che riunisca governo, imprese e organizzazioni sindacali per governare in maniera consapevole l'impatto dell'AI sull'occupazione. Reclamano inoltre l'obbligo per le aziende di comunicare in anticipo e di negoziare qualsiasi introduzione di sistemi di automazione che tocchi gli organici o le mansioni. Richiedono norme che subordinhino l'implementazione di tecnologie intelligenti alla creazione di programmi di formazione, aggiornamento e riposizionamento lavorativo per il personale interessato, nonché il potenziamento degli ammortizzatori sociali specifici per il settore.
Finora, gli appelli dei sindacati non hanno ricevuto risposta dal governo, il quale rimane in silenzio su una questione che interessa centinaia di migliaia di lavoratori. Per questo motivo, la mobilitazione di due settimane rappresenta un tentativo di forzare l'apertura di un dibattito pubblico e politico su come bilanciare progresso tecnologico e tutela occupazionale. La posta in gioco è alta: il futuro del lavoro nel servizio clienti italiano e il diritto dei dipendenti a essere tutelati durante transizioni tecnologiche di tale portata.