Palazzo Chigi accende i riflettori su Pirelli. Nei giorni scorsi, i vertici dell'azienda di pneumatici della Bicocca hanno incontrato l'Ufficio golden power per discutere di una questione che tocca il cuore della geopolitica contemporanea: come salvaguardare il futuro industriale italiano tra gli ostacoli eretti dalle tensioni commerciali Usa-Cina. Sul tavolo c'è una scadenza imminente e vincolante che rischia di paralizzare il business transatlantico di una delle eccellenze manifatturiali del Paese.
Il problema è semplice ma drammatico nelle sue conseguenze. A Washington sta per entrare in vigore un divieto che impedirà ai costruttori di auto non americani di utilizzare tecnologie sviluppate da società con significative partecipazioni cinesi o russe nel capitale. Pirelli rientra pienamente in questa categoria, dal momento che Sinochem – il gigante chimico cinese – possiede ancora il 34% della società italiana, anche se da tempo privo di influenza nelle decisioni strategiche. Ancora più delicato: il Cyber Tyre, il sistema tecnologico più innovativo di Pirelli e fondamentale per la crescita negli Stati Uniti (dove genera circa un quinto dei ricavi totali), rischierebbe di diventare inutilizzabile.
L'esecutivo italiano, in coordinamento con Camfin (il veicolo controllato da Marco Tronchetti Provera che detiene il 25,7% di Pirelli), sta negoziando una soluzione: ridurre la quota di Sinochem al di sotto della soglia del 10%, quella che distingue un azionista rilevante. La proposta cinese avanzata nelle ultime settimane – separare il ramo degli pneumatici intelligenti creando una nuova entità senza presenze dal Dragone – è stata respinta. Camfin, intanto, si prepara a rafforzare la propria posizione fino al 29,9%.
Le audizioni di questi giorni a Palazzo Chigi tra i rappresentanti di Pirelli, Sinochem e gli organi competenti sono state descritte come ancora preliminari, ma rappresentano un accelerazione rispetto ai tempi precedenti. L'Ufficio golden power avrà fino al 15 aprile per pronunciarsi, anche se la finestra di tempo si sta restringendo pericolosamente. Il nodo da sciogliere rimane intricato: come ristrutturare la governance senza danneggiare gli azionisti, garantendo al contempo la sopravvivenza competitiva di Pirelli nei mercati cruciali.
Quello che emerge è una battaglia silenziosa ma decisiva per salvare un campione industriale italiano dalle conseguenze della guerra tecnologica globale. Se non si troverà un accordo nei tempi previsti, Pirelli rischierebbe di perdere l'accesso al principale mercato automobilistico mondiale, un scenario che l'intera industria nazionale vuole evitare a ogni costo.