Durante una conferenza stampa dedicata alla presentazione del dossier 'La Peste putiniana', Igor Boni, a capo dell'organizzazione Europa Radicale, ha lanciato un appello affinché il Salone del Libro di Torino accolga l'Ucraina come Paese ospite d'onore nell'edizione del 2027. Si tratta di una proposta che va oltre il valore meramente simbolico, rappresentando secondo Boni un gesto concreto di avvicinamento del Paese invaso all'Unione europea nel momento più delicato della sua storia recente.
L'iniziativa non è nuova nel dibattito pubblico: già nel 2022, l'anno dell'invasione russa su larga scala, era stato tentato di estendere lo stesso invito a Kiev, ma il progetto non aveva trovato realizzazione. Stavolta, l'obiettivo è ottenere l'impegno con largo anticipo. Boni ha sottolineato che l'invito dovrebbe arrivare indipendentemente da come si evolverà la situazione entro il 2027: che l'Ucraina emerga vittoriosa dal conflitto oppure continui a resistere sotto gli attacchi russi, la manifestazione culturale costituirebbe un messaggio di solidarietà internazionale inequivocabile.
La proposta si inserisce in un più ampio programma politico dell'organizzazione radicale riguardante il conflitto ucraino. Ricordando la manifestazione svoltasi a Odessa il 24 febbraio scorso, anniversario dell'invasione, Boni ha illustrato le posizioni concrete di Europa Radicale: in primo luogo, l'adesione dell'Ucraina all'Unione europea. Un passo ritenuto cruciale per modificare completamente gli equilibri geopolitici, dal momento che l'ingresso di Kiev nell'Ue trasformerebbe qualsiasi aggressione russa in un attacco diretto contro il blocco occidentale, alterando profondamente le prospettive di difesa e sicurezza.
Secondo la visione dell'organizzazione, l'appartenenza all'Ue dovrebbe accompagnarsi al dispiegamento di uno scudo difensivo europeo nei cieli ucraini, capace di contrastare i droni e i missili che attualmente raggiungono il territorio con facilità. Ma la risoluzione della guerra, per Europa Radicale, deve perseguire anche un obiettivo giudiziario: il processo all'Aia dei criminali di guerra, a partire da Vladimir Putin ma includendo l'intera catena di comando responsabile delle violazioni. Boni ha infatti ribadito il principio secondo cui non può esistere pace duratura senza giustizia, alimentando così un dibattito che trascende le mere considerazioni diplomatiche per toccare i fondamenti della responsabilità internazionale.