Un sistema di controlli completamente carente e una serie di violazioni nella catena di fornitura: questo il quadro emerso dall'inchiesta della Procura di Milano nei confronti di Aspesi e dei marchi collegati. La celebre azienda di abbigliamento, che distribuisce anche i capi Paul Shark attraverso società gemelle, è stata sottoposta a misure cautelative su richiesta dei pubblici ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci. La decisione attende ora la convalida del giudice nelle prossime settimane.

Al centro dello scandalo c'è lo sfruttamento sistematico di manodopera cinese presso i capannoni di Garbagnate Milanese, dove decine di lavoratori erano costretti a operare e risiedere in condizioni degradanti, percependo compensi irrisori e privi di tutele. Gli investigatori della Guardia di Finanza hanno documentato come questo modello si reggesse sulla negligenza consapevole della società: in sei anni di rapporti commerciali, dal 2019 ai primi mesi del 2026, con fatturazioni che hanno superato i 5 milioni di euro verso i fornitori cinesi, è stato eseguito un solo audit, nel 2023.

La ricostruzione della magistratura mette in luce responsabilità gestionali significative. Benché almeno tre dipendenti di Aspesi si recassero regolarmente presso gli impianti cinesi, le loro visite risultavano limitate a verifiche di qualità e aspetti amministrativi. Le condizioni lavorative e i diritti degli operai non rientravano tra gli elementi sottoposti a controllo. Secondo i magistrati, l'intento era esplicito: ridurre i costi produttivi e massimizzare i margini attraverso l'aggiramento sistematico della normativa sulla tutela del lavoro.

Francesco Umile Chiappetta, presidente dell'azienda, risulta indagato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in concorso con i proprietari cinesi delle fabbriche. Chiappetta è una figura di rilievo nel panorama economico italiano: esperto di diritto societario, insegna presso atenei prestigiosi come Luiss, Bocconi e Università Cattolica e ricopre incarichi in importanti consigli di amministrazione, tra cui quello di WeBuild, il colosso della costruzione e infrastrutture. Nel suo curriculum figurano anche posizioni in Telecom, Pirelli, Autogrill e presso l'Istituto europeo di oncologia.

Aspesi è stata affidata a un amministratore giudiziario che dovrà sovrintendere alle operazioni della società durante la fase investigativa. Il caso rappresenta un nuovo capitolo nelle indagini sulla filiera della moda italiana e solleva interrogativi sulla responsabilità delle aziende nella supervisione dei propri fornitori esteri, specialmente quando ingenti somme economiche transitano attraverso questi canali commerciali.