Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha acceso il dibattito sulla responsabilità dei magistrati, affermando che le sanzioni disciplinari comminate per errori processuali risultano sostanzialmente inefficaci. Intervenendo durante una trasmissione su Sky Tg24, Nordio ha sottolineato come queste punizioni siano "meramente formali" e non abbiano causato alcun danno reale alle carriere dei giudici coinvolti, definendole ironicamente come "semplici buffetti".

Secondo il ministro, gli errori giudiziari rappresentano un fenomeno inevitabile nel sistema processuale italiano, proprio per questo motivo esiste un articolato sistema di gradi di giudizio che permette di correggerli. Nordio ha inoltre respinto l'idea che la magistratura italiana sia caratterizzata da comportamenti colpevoli rimasti impuniti, sostenendo che i casi di responsabilità grave sarebbero in realtà marginali.

Di tutt'altro parere Enrico Grosso, presidente onorario del comitato Giusto dire NO, che ha partecipato al confronto televisivo. Grosso ha sottolineato come gli errori processuali siano un'anomalia statisticamente inevitabile in qualsiasi professione, nulla di più. A suo giudizio, non esiste alcun collegamento diretto tra questo tipo di errori e la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura al centro del dibattito pubblico. Ha inoltre ricordato che gli strumenti normativi per perseguire i magistrati responsabili di errori gravi esistono già nell'ordinamento.

Durante l'acceso scambio, Grosso ha provocatoriamente osservato che qualora Nordio ritenesse davvero insufficienti le sanzioni comminate, avrebbe la possibilità di ricorrere contro tutte le decisioni disciplinari, ma in realtà non ne ha impugnata neppure una. Il ministro ha replicato manifestando forti perplessità sull'esercizio dell'azione disciplinare da parte del governo, lamentando quella che considera un'ingerenza politica nell'autonomia della magistratura. Nordio ha concluso dichiarando che, secondo la sua visione, il potere disciplinare dovrebbe essere tolto completamente dalle mani dell'esecutivo.