Una donna toscana di 55 anni, che ha scelto il nome di Libera per tutelare la propria privacy, ha finalmente ricevuto il dispositivo che le permetterà di accedere al suicidio medicalmente assistito. Lo strumento, realizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche su mandato del tribunale di Firenze, rappresenta una soluzione tecnologica innovativa per chi, come la donna, è completamente paralizzato e non può premere alcun pulsante manualmente. Dopo il collaudo, il dispositivo è stato consegnato in queste ultime settimane, concludendo così un percorso legale durato ben ventiquattro mesi.
Libera soffre di sclerosi multipla in forma grave, caratterizzata da una tetraparesi spastica che le impedisce qualsiasi movimento volontario degli arti. Grazie al nuovo sistema di tracciamento oculare integrato con una pompa infusionale, la donna potrà autonomamente attivare l'infusione endovenosa del farmaco per il fine vita semplicemente movimentando gli occhi. Questa soluzione tecnica supera così gli ostacoli pratici che avevano finora reso impossibile l'esecuzione della procedura nel suo caso specifico.
Il percorso di Libera è iniziato a marzo 2024, quando ha presentato richiesta alla sua azienda sanitaria locale per verificare il possesso dei requisiti necessari all'accesso al suicidio assistito, come definito dalla sentenza costituzionale Cappato. Nonostante il riconoscimento dei requisiti, la realizzazione pratica della procedura ha subito numerosi rinvii e intoppi burocratici. In una dichiarazione odierna, la donna ha denunciato quella che chiama l'«ipocrisia» di un sistema che permette la sedazione profonda prolungata prima della morte, ma crea ostacoli enormi a chi richiede consapevolmente un'opzione più rapida e dignitosa.
«Ho dovuto attendere due anni tra rinvii, impedimenti e silenzi della politica per veder riconosciuto un diritto già sancito dalla Corte costituzionale», ha affermato Libera, aggiungendo che la sua battaglia non era solo personale: «Ho resistito affinché nessun altro nelle mie condizioni debba dipendere dalle decisioni politiche per esercitare un diritto già garantito dalla giustizia». La donna ha rivolto gratitudine particolare all'associazione Coscioni, che l'ha sostenuta lungo tutto il percorso, e alla sua avvocata Filomena Gallo.
Ora che il dispositivo è finalmente disponibile, Libera ha chiesto agli organi di informazione e al pubblico il massimo rispetto per la sua privacy in questo momento estremamente delicato. La donna ha sottolineato di aver bisogno di tranquillità e riservatezza per concentrarsi sulla propria vita e sulle persone care, rimandando qualsiasi decisione definitiva in merito all'utilizzo del dispositivo a un momento futuro, quando sarà emotivamente pronta.