A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia, emerge una frattura significativa all'interno degli schieramenti politici tradizionali. Francesco D'Uva, ex capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera e attualmente responsabile del dipartimento Legalità di Nazione Futura, ha annunciato pubblicamente il suo voto favorevole alla consultazione referendaria in programma il 22 e 23 marzo. Una scelta che rappresenta una chiara divergenza rispetto alla posizione assunta dal suo precedente movimento politico.

La vicenda affonda le radici nel caso Palamara, scandalo che aveva messo in luce i preoccupanti collegamenti tra esponenti politici e componenti del Consiglio Superiore della Magistratura nella scelta delle nomine giudiziali. Proprio in risposta a quella crisi istituzionale, D'Uva ricorda che fu lo stesso M5s a proporre l'introduzione del sorteggio come meccanismo di selezione. "Nella legislatura precedente eravamo noi a suggerire questa soluzione per spezzare definitivamente il legame tra le aule politiche e le decisioni del Csm", ha dichiarato l'ex parlamentare in un video realizzato insieme a Francesco Giubilei.

L'ironia della situazione risiede nel fatto che la proposta pentastellata di allora non riuscì a completare il suo percorso legislativo, ma oggi si ritrova al centro della consultazione referendaria. D'Uva sottolinea come chi desideri davvero recidere i cordoni che legano la magistratura ai giochi politici dovrebbe votare affermativamente. "Se l'obiettivo è eliminare il collegamento dannoso tra politica e magistratura, il voto per il sì è la conseguenza logica", afferma provocatoriamente.

Questa presa di posizione mette in evidenza le contraddizioni interne alla coalizione di centrosinistra, che nella campagna referendaria sostiene il no nonostante molti dei suoi componenti avessero precedentemente difeso le medesime riforme ora sottoposte a votazione. Il fenomeno del "no automatico" appare particolarmente evidente quando si considera come esponenti di area progressista, come lo stesso D'Uva, scelgono di seguire la logica dei principi piuttosto che l'ordine di partito.

Sebbene rappresenti un'eccezione nel panorama politico della sinistra italiana, D'Uva non è l'unico a sostenere il sì dal fronte progressista. Alcuni intellettuali e politici dell'area hanno scelto di mantenere una posizione coerente con le loro battaglie passate, affermando che la separazione delle carriere e l'eliminazione delle ingerenze politiche nella magistratura costituiscono questioni di principio civile prima ancora che politico. Una frattura che rivela quanto il dibattito referendario vada oltre le semplici dinamiche di schieramento per toccare questioni fondamentali di assetto costituzionale.