La procura federale del Belgio ha sottoposto a interrogatorio Andrea Maellare per oltre quattro ore, nella giornata del 17 marzo. L'ex assistente dell'eurodeputato Fulvio Martusciello (Forza Italia) è attualmente indagato in relazione all'inchiesta denominata "5G", con l'accusa di associazione a delinquere, corruzione di pubblici ufficiali, falsificazione di documenti e riciclaggio. Maellare aveva ricevuto nei giorni precedenti sia un avviso di garanzia che una convocazione presso gli investigatori.

Secondo quanto riferito dal suo legale, l'avvocato Sabrina Rondinelli, il giovane professionista ha risposto in modo completo alle domande poste dai detective federali belgi. "Il mio cliente nega categoricamente ogni coinvolgimento nei fatti contestati e ha fornito elementi probatori a sua difesa, che abbiamo depositato in giornata", ha dichiarato la difesa al termine dell'incontro. Rondinelli ha inoltre precisato che Maellare sarebbe in realtà una vittima di questa vicenda: un ragazzo che ha costruito la propria carriera tramite merito e dedizione al lavoro politico.

Gli investigatori belgi, tuttavia, sembrano concentrati soprattutto sulla relazione tra Maellare e Martusciello, il cui nome è rimasto centrale sin dall'inizio dell'inchiesta lanciata pubblicamente lo scorso anno. Le prove depositate dalla difesa di Maellare probabilmente ruotano attorno a questo aspetto specifico del fascicolo.

Intanto, fonti provenienti dagli uffici del Parlamento europeo a Bruxelles confermano che la Commissione Giuridica ha fissato una nuova data per l'audizione di Martusciello in merito alla richiesta di revoca dell'immunità parlamentare. L'eurodeputato comparirà il 24 marzo per rispondere alle imputazioni della magistratura belga e per presentare la propria memoria difensiva, già consegnata agli organi competenti.

L'inchiesta "Huaweigate" è divenuta di pubblico dominio dopo una serie di operazioni coordinate condotte lo scorso anno dalle autorità belghe, portoghesi e francesi su disposizione della procura federale belga. Le indagini riguarderebbero un presunto schema di corruzione che avrebbe coinvolto dirigenti della società cinese Huawei intenti a corrompere esponenti politici europei per ottenere vantaggi nei processi decisionali riguardanti le tecnologie 5G.