Una spilletta ha scatenato un'accesa querelle politica a Bologna. Emily Clancy, vicesindaco della città e membro di Coalizione civica, è finita al centro di aspre critiche dopo aver indossato una piccola spilla con la mappa della Palestina durante la commemorazione di Francesco Lorusso, attivista di Lotta Continua assassinato nel 1977. L'accessorio, secondo quanto riportato da video e fotografie circolati nei giorni scorsi, raffigurerebbe una sagoma geografica con i colori nero-bianco-rosso. La questione ha assunto contorni più delicati per il fatto che Clancy indossava contemporaneamente la fascia tricolore, simbolo della sua carica istituzionale.
L'attacco non si è fatto attendere. Anna Cisint, europarlamentare della Lega, e Matteo Di Benedetto, capogruppo del Carroccio nel capoluogo, hanno accusato la vicesindaco di mostrare una spilla con lo slogan «Palestina libera dal fiume fino al mare», un'espressione che secondo i critici implicherebbe la negazione dello Stato di Israele. I due leghisti hanno sottolineato come sia «ancora più grave» che questa scelta sia stata fatta mentre Clancy rappresentava ufficialmente le istituzioni municipali. Nella loro dichiarazione, Cisint e Di Benedetto hanno affermato che un simile messaggio sarebbe «incompatibile con i valori di una democrazia» e hanno chiesto spiegazioni immediate, nonché scuse pubbliche o le dimissioni qualora le accuse fossero confermate.
Anche Stefano Cavedagna, eurodeputato di Fratelli d'Italia, ha preso posizione, definendo il gesto un «atto violento» che rivelerebbe «la fino ad ora celata volontà di cancellare Israele». Cavedagna ha chiesto al sindaco Matteo Lepore di prendere le distanze dalla sua vicesindaco, revocarle le deleghe e allontanarla dalla Giunta, minacciando altrimenti di considerare il primo cittadino «complice».
Dalla sua parte, Clancy ha respinto le accuse definendole «semplificazioni molto gravi». La vicesindaco ha accusato gli oppositori di travisare il significato del suo gesto, sostenendo che indossare una spilla palestinese non equivale a desiderare la morte dei cittadini israeliani. Ha caratterizzato le interpretazioni critiche come «mistificazioni», sebbene la sua risposta sia rimasta incompleta nella documentazione disponibile.
La vicenda riflette le tensioni che dividono le istituzioni italiane rispetto al conflitto israelo-palestinese, mettendo in evidenza come anche scelte simboliche possano diventare terreno di scontro politico. Resta da vedere se l'amministrazione bolognese prenderà ulteriori provvedimenti o se la questione si risolverà con le dichiarazioni già rese pubbliche.