La chiusura dello Stretto di Hormuz ha rivelato una vulnerabilità strutturale nei flussi commerciali globali. La rappresaglia iraniana, scatenata dal conflitto che coinvolge Israele e Stati Uniti, ha dimostrato quanto sia fragile una geopolitica economica che dipende da pochi corridoi strategici. Proprio per rispondere a questa fragilità, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato a Trieste i principali attori internazionali per discutere dell'Imec, il corridoio che dovrebbe collegare l'India, il Medio Oriente e l'Europa attraverso rotte alternative e diversificate.
L'incontro ha riunito esponenti di rilievo da mezza dozzina di continenti. Dalla ministra degli Esteri romena Oana Toiu al rappresentante emiratino Saeed Alhajeri, fino alla commissaria europea Dubravka Suica intervenuta in collegamento, il messaggio è stato corale: servono infrastrutture che bypassino i punti di strozzatura geopolitici. Il governatore friulano Massimiliano Fedriga ha colto l'occasione per posizionare Trieste come fulcro naturale di questo progetto, mentre figure come Matteo Zoppas dell'Agenzia Ice e Leopoldo Destro di Confindustria hanno sottolineato come la sicurezza economica sia ormai inseparabile dalla sicurezza nazionale.
Tajani ha evidenziato come il progetto stia guadagnando adesioni cruciali. L'India, rappresentata dal vice National Security Advisor Pavan Kaporr, ha confermato il suo pieno sostegno, così come gli Stati del Golfo. "Dobbiamo assolutamente accelerare i tempi di realizzazione", ha dichiarato il ministro, riconoscendo che la finestra temporale per capitalizzare il consenso internazionale è limitata. Ha inoltre invitato esplicitamente gli imprenditori a contribuire con proposte concrete, affermando che il governo farà tutto il necessario per rendere operativo il corridoio nel più breve tempo possibile.
La massiccia partecipazione del settore privato è stata apprezzata dalle delegazioni straniere, compresa quella statunitense presente con Dane Johnston. Non si tratta solo di ambizioni geopolitiche: il progetto rappresenta opportunità commerciali significative per le imprese europee. Il network di rotte alternative consentirebbe di mantenere i flussi di merci, materie prime ed energia anche durante crisi regionali, riducendo la dipendenza da colli di bottiglia come Hormuz.
Tajani ha comunque ammesso che il progetto resta ambizioso e complesso, richiedendo coordinamento tra decine di stati e investimenti infrastrutturali considerevoli. Tuttavia, il consenso emerso a Trieste suggerisce che le condizioni geopolitiche attuali stanno creando un'anomala convergenza di interessi: dai grandi poteri regionali ai partner europei, tutti riconoscono che la stabilità economica globale dipende dalla capacità di creare percorsi ridondanti e meno vulnerabili ai ricatti territoriali.