A poche ore da uno degli appuntamenti cruciali della Biennale di Venezia, la presentazione del Padiglione Centrale dopo i lavori di restauro, rimane accesa la tensione tra l'ente culturale e l'esecutivo sulla controversa partecipazione russa alla manifestazione. La Fondazione ha trasmesso al ministero della Cultura tutta la documentazione richiesta, ribadendo con fermezza che nessun vincolo normativo è stato violato e che la normativa sanzionatoria nei confronti di Mosca è stata rigorosamente osservata. La questione ruota intorno alla partecipazione di artisti russi che avrebbero dovuto registrare una performance nei giorni antecedenti l'apertura ufficiale del 9 maggio, con il materiale destinato a essere successivamente proiettato all'interno del padiglione russo.

Il ministro Alessandro Giuli si trova ora di fronte a una documentazione corposa da analizzare nel dettaglio, con particolare attenzione ai contatti intrattenuti con le autorità russe per comprendere come sia stata organizzata e gestita la presenza artistica. La Biennale ha sempre sostenuto di aver semplicemente dato corso a una richiesta ufficiale proveniente da Mosca, legittimata dal fatto che la Russia possiede uno dei padiglioni storici della manifestazione e ha fatto ricorso alla consueta procedura per garantire la propria partecipazione agli eventi in programma.

Il governo si trova in una posizione delicata. Pur sottolineando l'autonomia che spetta alla Biennale, esiste un orientamento condiviso dalla maggioranza di coalizione, con l'eccezione della Lega, secondo il quale gli interessi nazionali e la coerenza della politica estera italiana dovrebbero prevalere. Sullo sfondo circolano diverse ipotesi sulle possibili azioni del ministero: dal commissariamento della Fondazione, fenomeno eccezionale riservato in passato solo a violazioni normative gravi o situazioni di dissesto, fino alla dichiarazione di persone non grate nei confronti degli artisti russi, opzione che impedirebbe loro l'accesso al territorio italiano. L'auspicio non ufficiale proveniente da settori governativi è che sia il presidente Pietrangelo Buttafuoco a fare marcia indietro autonomamente, escludendo la partecipazione russa. Finora, però, segnali in tal senso non sono giunti da Venezia.

La vicenda acquista dimensioni ancora più rilevanti poiché coinvolge le massime gerarchie dell'esecutivo: è previsto un confronto tra il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e il ministro Giuli per definire la strategia dei prossimi passi. Nella giornata di domani Giuli dovrebbe comunicare se intende presenziare giovedì mattina alle 12 all'inaugurazione del Padiglione Centrale, lo spazio destinato alle mostre curate dai responsabili artistici della Biennale. La sua assenza comporterebbe un segnale fortissimo, tanto più significativo considerato che l'edificio è stato rigenerato mediante finanziamenti erogati dal ministero attraverso i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

La questione genera divisioni profonde non soltanto all'interno della coalizione di governo, ma anche nei ranghi dell'opposizione, creando scenari politici complessi e scenari che vanno oltre i confini del Ministero della Cultura.