Una scelta di comunicazione quantomeno controversa caratterizza la campagna per il referendum sulla riforma della giustizia: a farsi portavoce del sì è Davide Lacerenza, noto imprenditore milanese nel settore della ristorazione e intrattenimento, che solo pochi mesi fa ha concluso un procedimento penale con esito pesante. Lacerenza ha infatti patteggiato una condanna a quattro anni e otto mesi dopo il suo arresto avvenuto a marzo del 2025, quando gli inquirenti lo hanno coinvolto in un'indagine riguardante il traffico di sostanze stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione.
In un video pubblicato attraverso i social media, l'imprenditore invita esplicitamente la sua base di follower a votare a favore della proposta referendaria, specificando che intende sostenere la divisione delle carriere all'interno della magistratura. Nel filmato, girato con toni informali e provocatori, Lacerenza affronta il tema con modalità che definisce lui stesso non convenzionali, sottolineando di voler trattare un argomento serio utilizzando un approccio leggero. Gli insegnamenti politici che esprime includono riferimenti a Silvio Berlusconi come sostenitore storico di questa riforma, insieme a critiche rivolte agli ambienti progressisti.
L'inchiesta che ha portato all'arresto di Lacerenza ha fatto emergere un'operazione di smercio di cocaina e servizi sessuali a pagamento che si sviluppava all'interno di due suoi locali nel capoluogo lombardo: la Gintoneria di Davide situata tra via Napo Torriani e via Lepetit, e il privé denominato La Malmaison. Gli inquirenti hanno scoperto che le transazioni finanziarie illegittime venivano occultate attraverso bonifici millantati con causali fittizie che facevano riferimento a champagne. Il sequestro ha interessato bottiglie di champagne per un valore superiore ai novecentomila euro, successivamente avviate al processo di liquidazione attraverso una vendita all'asta pubblica.
In seguito al patteggiamento, Lacerenza ha potuto beneficiare di una misura alternativa al carcere, ottenendo l'affidamento ai servizi sociali con l'opportunità di seguire un percorso terapeutico presso una comunità specializzata nel trattamento della tossicodipendenza. Questa decisione ha permesso a Lacerenza di non espiare la pena detentiva in regime carcerario, ma in una struttura riabilitativa. Tuttavia, la sua comparsa come volto della campagna referendaria ha sollevato interrogativi significativi sulla coerenza e sull'opportunità di tale scelta dal punto di vista della comunicazione politica e della credibilità della campagna stessa.