A poche ore dal vertice europeo di giovedì, Volodymyr Zelensky mette in campo una strategia diplomatica volta a smussare i contrasti con i leader sovranisti dell'Est europeo. In una lettera ai vertici dell'Unione, il capo di Stato ucraino assicura che l'oleodotto Druzhba, colpito dai bombardamenti russi del 27 gennaio e attualmente fermo, potrà riprendere a pompare greggio verso l'Ungheria e la Slovacchia nel giro di circa quaranta giorni. Una promessa condizionata però: il ripristino dipenderà dall'assenza di nuovi attacchi russi contro l'infrastruttura.

L'obiettivo è doppio e cruciale per Kiev. Da una parte, Zelensky vuole sbloccare il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca; dall'altra, e ancor più pressante, necesssita del via libera al prestito da 90 miliardi di euro che rappresenta una manovra essenziale per garantire ossigeno finanziario all'economia ucraina nei prossimi ventiquattro mesi. Proprio su quest'ultimo punto, Viktor Orbán continua a fare muro, bloccando deliberatamente l'approvazione nonostante la decisione sia già stata formalizzata dalla maggioranza Ue lo scorso dicembre.

Bruxelles ha risposto con un doppio piano. In primo luogo, Antonio Costa e Ursula von der Leyen hanno promesso un pacchetto di sostegno tecnico e risorse finanziarie per accelerare i lavori di riparazione dell'oleodotto, un'operazione che getta però una luce paradossale sulla situazione: i contribuenti europei finanziano il ripristino di un'infrastruttura distrutta dai russi per garantire flussi energetici ai governi che, al contempo, ostacolano gli aiuti all'Ucraina. In secondo luogo, l'Esecutivo comunitario sta esplorando percorsi alternativi per il transito di petrolio non russo verso l'Europa centrale e orientale, un messaggio implicito ai due Paesi affinché riducano la propria dipendenza energetica da Mosca.

La telefonata tra Costa e Orbán non ha portato risultati risolutivi. Il premier ungherese ha ribadito la propria posizione con una formula senza compromessi: "Senza petrolio, senza denaro". Ha inoltre accusato Zelensky di usare lo stop tecnico come arma politica per danneggiarlo durante la campagna elettorale in vista delle elezioni di aprile. Bruxelles invece ha chiarito che il prestito non sarà oggetto di trattativa al summit: gli impegni assunti devono essere onorati, così come stabilito nelle sedi decisionali precedenti.

Mentre lavora alla riconciliazione con l'Est, Zelensky consolida contestualmente il fronte occidentale. A Londra, insieme al segretario generale della Nato Mark Rutte, ha incontrato il premier britannico Keir Starmer, sottoscrivendo un nuovo accordo sulla difesa che prevede la realizzazione di droni militari ucraini nel Regno Unito. Una mossa che simboleggia il rafforzamento dell'asse con le potenze atlantiche e testimonia come, a prescindere dall'esito dello scontro con Budapest, Kiev continua a costruire alleanze solide per la propria resistenza.