Apple ha deciso di comprimere la propria roadmap di sviluppo dei processori della linea M per Mac e iPad, concentrando gli sforzi su generazioni future dotate di un Neural Engine significativamente più potente. L'accelerazione risponde a un'esigenza precisa: gestire carichi di lavoro legati all'intelligenza artificiale direttamente sui dispositivi, senza affidarsi ai server remoti. A rivelare i dettagli di questa strategia è stato Mark Gurman di Bloomberg, il quale sostiene che Cupertino ha ripensato completamente il timing dei lanci previsti.
La decisione affonda le radici in un progetto ambizioso avviato anni fa: lo sviluppo di un'auto a guida autonoma. Sebbene l'iniziativa sia stata abbandonata dopo un investimento superiore ai 10 miliardi di dollari, il lavoro svolto non è andato perduto. I ricercatori di Apple hanno infatti trasferito le tecnologie sviluppate per quella vettura a livello 5 nel Neural Engine, il componente specializzato nel processamento dell'IA presente in ogni chip moderno dell'azienda. Questo elemento debuttò nel 2017 con l'A11 Bionic dell'iPhone X, inizialmente pensato per Face ID e gli Animoji, ma da allora ha accumulato miglioramenti costanti che ora permettono di eseguire funzionalità intelligenti interamente in locale.
Secondo le fonti di Gurman, il primo chip della serie M6 sarà il modello base, mentre le varianti Pro, Max e Ultra non verranno mai presentate. Apple ha già completato il progetto dell'M7, che dovrebbe arrivare nei negozi entro la metà del 2027, seguito dai derivati Pro e Max in autunno dello stesso anno e dall'Ultra nel 2028. Il M7 Ultra promette prestazioni paragonabili alle GPU Blackwell di Nvidia, e sulla sua architettura nascerà anche un processore per server, previsto nel 2029, capace di supportare fino a 1,5 terabyte di memoria. Le stesse tecnologie sviluppate per il progetto automobilistico hanno trovato applicazione nei chip Ultra destinati all'infrastruttura Apple Intelligence.
Lo sguardo si spinge ancora più avanti: la roadmap include anche gli M8, con almeno due varianti denominate internamente Soko e Cardinal, che equipaggeranno i Mac del 2028. Questi processori verranno realizzati con un processo produttivo da 1,4 nanometri, rappresentando un ulteriore passo avanti in densità computazionale. Rimane ancora incerto se la produzione resterà concentrata presso TSMC o se Apple diversificherà i fornitori, ma l'ambizione è chiara: costruire una famiglia di chip sempre più sofisticata per competere nel mercato dell'intelligenza artificiale, dove la potenza locale di elaborazione diventa un vantaggio competitivo determinante.