La partnership tra Apple e Intel per la fabbricazione di componenti elettronici statunitensi non sarebbe frutto di una scelta puramente commerciale, ma il risultato di trattative più complesse. Secondo le rivelazioni del Wall Street Journal, durante un colloquio alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump e il segretario al Commercio Howard Lutnick avrebbero sottoposto a Tim Cook, CEO di Apple, una sorta di suggerimento esplicito: spostare parte della produzione di chip nelle fonderie di Intel anziché affidarsi esclusivamente al colosso taiwanese TSMC.
Il contesto di questa operazione affonda le radici nella strategia commerciale dell'attuale amministrazione americana. Lo scorso anno, Apple si era impegnata a investire 600 miliardi di dollari nella produzione di semiconduttori negli Stati Uniti, compresi componenti sviluppati in collaborazione con Broadcom. Tale impegno aveva permesso alla società della Mela di ottenere un'esenzione sostanziale dai dazi del 100% che Washington aveva imposto sulle importazioni di semiconduttori, un vantaggio competitivo di inestimabile valore.
La situazione si è ulteriormente intensificata quando, a fine agosto 2025, il governo americano ha trasformato quasi 9 miliardi di dollari di sussidi concessi a Intel in partecipazioni azionarie dell'azienda di Santa Clara, diventandone il principale azionista con una quota del 10%. A giugno scorso, Trump aveva già annunciato pubblicamente che Apple avrebbe prodotto determinati chip nelle fabbriche Intel, decisione che aveva generato un significativo rialzo delle quotazioni del titolo. Il Wall Street Journal non ha esitato a definire questa operazione come il più clamoroso esempio contemporaneo di capitalismo di stato.
Intel, guidata dal nuovo amministratore delegato Lip-Bu Tan, sta attraversando una profonda trasformazione interna incentrata sulla riqualificazione produttiva. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi ambiziosi della ristrutturazione, l'azienda necessita di clienti di primo piano. L'intervento dell'amministrazione Trump ha fornito esattamente il catalizzatore di cui Intel aveva bisogno, creando le condizioni affinché Apple riconsiderasse il proprio modello di approvvigionamento. Secondo il giornalista Mark Gurman di Bloomberg, Intel dovrebbe produrre specifici processori destinati agli iPhone e ai Mac del marchio californiano.
Ci sono inoltre segnali che suggeriscono una strategia governativa ancora più ampia. L'amministrazione Trump avrebbe facilitato anche accordi commerciali paralleli tra Intel e giganti come NVIDIA e SpaceX, consolidando ulteriormente il ruolo della fonderia americana nell'ecosistema tecnologico nazionale. Queste mosse sollevano interrogativi importanti sul delicato equilibrio tra sovranità industriale, competitività globale e libertà di mercato nel settore dei semiconduttori.