La Commissione Europea ha ufficialmente dichiarato di non disporre dei mezzi legali per impedire a Sony e agli altri colossi del gaming di eliminare gradualmente i dischi fisici dal mercato. Michael McGrath, commissario responsabile della Protezione dei consumatori, ha formulato questa posizione durante i lavori parlamentari a Strasburgo, rispondendo alle crescenti preoccupazioni del settore gamer dopo gli annunci esplosivi delle scorse settimane.
Sony ha infatti confermato l'interruzione totale della distribuzione di giochi su disco fisico a partire da gennaio 2028. La situazione si è ulteriormente complicata con la notizia che Grand Theft Auto VI, atteso per il 19 novembre prossimo, sarà venduto esclusivamente in formato digitale: persino le edizioni che verranno esposte nei negozi conterranno soltanto un codice di attivazione. Questa trasformazione elimina di fatto il concetto tradizionale di proprietà del videogioco e azzera completamente il mercato dell'usato, generando legittime critiche tra gli appassionati.
Secondo McGrath, le aziende godono di piena libertà nelle proprie scelte commerciali e contrattuali, purché i diritti dei consumatori rimangano adeguatamente protetti dalle normative nazionali ed europee: garanzie di informazione trasparente e politiche di rimborso sufficienti basterebbero quindi a soddisfare gli standard comunitari. La questione cambia però aspetto quando si analizza il fenomeno da una prospettiva concorrenziale. Con l'estinzione del disco fisico, il PlayStation Store diventa l'unico canale di distribuzione possibile, trasformandosi potenzialmente in un monopolio della piattaforma Sony.
Qui emerge il vero nodo della questione: il Digital Markets Act, la normativa antitrust europea, prevede criteri precisi per identificare i cosiddetti gatekeeper, ovvero i soggetti che controllano in modo determinante l'accesso al mercato. Le soglie comprendono un fatturato annuale di almeno 7,5 miliardi di euro nello Spazio economico europeo per tre anni consecutivi, oppure una capitalizzazione azionaria di almeno 75 miliardi di euro associata a oltre 45 milioni di utenti attivi mensili e 10.000 utenti commerciali nell'Unione. Sony Group supera agevolmente il primo parametro alternativo, mentre il PlayStation Network ha raggiunto picchi di 132 milioni di utenti mensili globali.
Gli analisti sottolineano come la Commissione Europea possieda già gli strumenti normativi per intervenire qualora il PlayStation Store risultasse effettivamente classificabile come gatekeeper secondo il DMA. In tal caso, Bruxelles potrebbe obbligare Sony a cedere licenze a sviluppatori terzi e a garantire condizioni di accesso non discriminatorie. La dichiarazione di McGrath, pur apparentemente permissiva sulla questione dei dischi, apre implicitamente uno scenario in cui l'UE potrebbe comunque esercitare controllo attraverso le norme sulla concorrenza, piuttosto che attraverso divieti diretti alle scelte tecnologiche aziendali. La prossima mossa dipenderà dalla valutazione formale del settore videoludico secondo i parametri comunitari.