La Commissione europea ha in programma di presentare una normativa che impedirà ai bambini sotto i 13 anni di accedere liberamente alle piattaforme social. L'annuncio è stato fatto dalla Presidente Ursula von der Leyen durante una conferenza stampa odierna, dove sono stati illustrati i risultati di un rapporto sulla sicurezza online dei minori elaborato da un gruppo di esperti. La proposta legislativa arriverà dopo l'estate, probabilmente a partire da metà settembre, e rappresenta un passo concreto verso la protezione dei giovanissimi utenti dai rischi legati all'utilizzo dei social media.
Secondo i dati emersi da un sondaggio Eurobarometro citato da von der Leyen, il 63% dei cittadini europei sostiene l'introduzione di limiti di età per l'accesso alle piattaforme digitali. Questo consenso diffuso riflette le crescenti preoccupazioni riguardo ai danni documentati causati dai social media ai minori: insonnia, depressione, ansia, episodi di cyberbullismo e esposizione a contenuti potenzialmente nocivi. La Commissione ritiene che sia arrivato il momento di agire, anche perché diverse aziende hanno dimostrato di non rispettare adeguatamente gli obblighi imposti dal Digital Services Act, come Meta con Facebook e Instagram, e TikTok.
La struttura della normativa sarà articolata per fasce d'età progressiva. È previsto un divieto assoluto per i bambini sotto i 3 anni, mentre per coloro che hanno tra i 3 e i 13 anni l'accesso sarà consentito esclusivamente con l'autorizzazione esplicita dei genitori e per una durata temporale limitata. Prima di procedere, sarà necessario definire con precisione quali piattaforme rientreranno nella categoria di social media e quali altri servizi digitali dovranno essere inclusi nella regolamentazione.
Per dare concretezza a queste misure, la Commissione europea ha sviluppato un'app dedicata alla verifica dell'età degli utenti, che in Italia sarà accessibile tramite IT-Wallet, il portafoglio digitale nazionale. Tuttavia, rimangono ancora da valutare l'efficacia reale dello strumento sul campo e questioni tecniche complesse, come la possibilità di implementare il blocco delle reti private virtuali (VPN) per evitare gli aggiramenti della normativa. Le aziende dovranno inoltre provare che i loro servizi garantiscono adeguati standard di sicurezza, implementando sistemi che rimuovono contenuti pericolosi e eliminano le funzionalità che incentivano la dipendenza dagli utenti più giovani.