Nel giorno in cui l'Italia commemora gli ottant'anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne, Laura Mattarella rompe il silenzio mediatico con considerazioni schiette sulla condizione femminile nel nostro paese. La figlia del Capo dello Stato, che da oltre un decennio affianca il padre Sergio nelle sue funzioni istituzionali, ha scelto di intervenire pubblicamente proprio nel Tg3, in un'occasione che va ben oltre la tradizionale riservatezza che l'ha sempre contraddistinta.
La Mattarella, che ha compiuto 58 anni e ha deliberatamente interrotto la propria carriera professionale nel 2015 quando il padre è stato eletto alla presidenza, sottolinea come il percorso verso la reale parità sia ancora tutt'altro che concluso. Se sulla carta la legislazione italiana garantisce uguaglianza tra i generi, nella pratica quotidiana le evidenze sono altre: i differenziali salariali tra uomini e donne rappresentano, secondo le sue parole, l'indicatore più tangibile di questa disparità persistente.
Un aspetto che la preoccupa particolarmente riguarda il modo in cui continuiamo a celebrare le donne che raggiungono posizioni di vertice. 'Ancora le guardiamo come eccezioni straordinarie', osserva, facendo riferimento ai primi insediamenti di donne presidenti in istituzioni cruciali come la Corte Costituzionale o la Cassazione. Questa dinamica, secondo la Mattarella, rivela quanto il cambiamento sia stato più formale che sostanziale: 'La vera parità arriverà solo quando parleremo di queste donne per le loro competenze, non perché sono donne'.
Per raggiungere questo obiettivo, la figlia del Presidente ritiene indispensabile superare i modelli culturali radicati secondo cui gli uomini operano nel mondo del lavoro e le donne rimangono confinate tra le mura domestiche. Questo riequilibrio non può realizzarsi senza un impegno educativo e formativo trasversale, che coinvolga sia gli uomini che le donne, nelle scuole e nella società. Mattarella ammette inoltre di aver personalmente sperimentato le difficoltà nel conciliare maternità e carriera: una sfida che rimane priva di soluzioni universali.
Secondo la sua prospettiva, finché le donne continueranno a trovare ostacoli nel realizzare pienamente il loro potenziale professionale e personale, sarà l'intera società italiana a subirne le conseguenze. Non si tratta, quindi, soltanto di una questione di giustizia tra i generi, ma di uno svantaggio economico e sociale che continua a penalizzare il paese nel suo insieme. Il cammino verso l'effettiva parità, conclude, richiede ancora una dedizione costante a livello culturale e istituzionale.