Aurelio Locatelli non è il tipo che ama i riflettori. Originario di Gorlago, questo bergamasco dalle spalle larghe e dai modi schietti ha trascorso gran parte della sua esistenza dietro il volante di auto ufficiali, svolgendo un ruolo che va ben oltre il semplice trasporto di un politico. Sin dagli anni Novanta, Locatelli si è rivelato uno dei pilastri del dispositivo di sicurezza e accompagnamento che circondava Umberto Bossi, struttura composta prevalentemente da professionisti provenienti dalla provincia bergamasca, coordinati dall'ex senatore Massimo Dolazza.

La sua carriera accanto al fondatore della Lega è segnata da momenti cruciali nella storia politica italiana. Una delle notti più significative di questa collaborazione risale al marzo 2004, quando Bossi fu colto da un malore improvviso: era proprio "l'Aurelio", come lo chiamano all'interno della Lega, a trovarsi al volante in quel momento delicato. La vicinanza durante i momenti di crisi ha ulteriormente consolidato il rapporto tra l'autista e il suo illustre passeggero, trasformando una relazione professionale in un legame di fiducia incondizionata.

In una recente dichiarazione, Locatelli ha voluto rendere omaggio al senatore con parole semplici ma significative, sottolineando come Bossi abbia sempre dimostrato un genuino affetto nei confronti del proprio popolo, ricevendo in cambio attestati di stima e devozione. Questo tributo da parte di chi ha condiviso la quotidianità con il politico leghista rappresenta una testimonianza diretta del carisma personale che ha caratterizzato il percorso di Bossi, al di là delle valutazioni storiche e politiche sulla sua figura.

Il ritratto che emerge è quello di un uomo che, pur nella riservatezza del suo ruolo, ha scelto di raccontare un aspetto umano e personale di una vicenda politica che ha profondamente segnato il Paese negli ultimi tre decenni.